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Nell'epoca Nuragica i precursori delle etŕ a venire.

(…) Con la conquista romana della Sardegna nel 238/237 a.C. le città di Neapolis, Othoca Tharros e Cornus vennero inquadrate nel sistema politico-economico romano ed inserite in una rete di infrastrutture(strade, ponti, porti) destinate a costituire il sistema infrastrutturale giunto sino a noi.

Il quadro urbano è arricchito ulteriormente tra montagna e pianura con la fondazione di Uselis, destinata al ruolo di colonia Iulia Augusta, e di Forum Traiani, che da centro di mercato e nodo stradale (forum)si sviluppò in civitas entro il principio del III secolo, guadagnando forse all' epoca di Diocleziano il rango di municipium. Le risorse tradizionali (agricole, di allevamento, minerarie) furono sfruttate con un prevalente intervento pubblico, cui si univa il latifondo privato, talora di ambito senatorio.
La campagna dell' Oristanese si arrichisce di strutture termali romane che si ritiene siano pertinenti a ville urbano rustiche, legate alla cerealicoltura prevalente, ma anche a colture specializzate quali quella del cedro, attestata dall' agronomo Palladio Rutilio Tauro Emiliano per i suoi praedia nel territorio di Neapolis nel IV sec. d.C.
Il periodo vandalico e quello bizantino riaffermano il sistema urbano dell'Oristanese con un' enfasi per Forum Traiani, ribattezzata Chrysopolis(città aurea) e costituita capitale militare dell' intera Sardegna.
Il riassorbimento della sostanza urbana diffusa all' interno di un' unica realtà -Aristianis-Oristano, avviene nel trapasso fra dominio bizantino e nascita del Giudicato d' Arborea.

Il racconto di questa storia antica, strutturata nel variare di paesaggi diversi (della costa, della pianura, della montagna), assume come riferimento quello del Genesi.
Il titolo greco, infatti, è tratto dai Septuaginta, la versione greca del testo biblico ordinata, secondo la tradizione, daTolomeo II Filadelfo per la Biblioteca di Alessandria.

Leggiamo infatti nel Genesi.
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’ oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’ un l’altro:«Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero:«Venite costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra»
(Gn. 11, 1-4).
Può sorprendere l’utilizzo del testo biblico per raccontare il tema della formazione dei paesaggi antichi, intessuti del rapporto fra natura e uomo, nello spazio centro occidentale della Sardegna, lontana dall’ ambito vicino orientale cui si riferisce l’ Autore biblico.

Il dibattito attuale sull’ «archeologia biblica» e sull’ «archeologia oltre la bibbia» non entra, naturalmente, nel nostro racconto, anche nel caso sostenuto da vari autori dell’ eventuale stanziamento degli Sherden presso Zabulon, in Terrasanta, così come non ci riferiamo all’immenso lavoro esegetico del testo biblico.
Il richiamo al passo biblico della edificazione di POLIS KAI PURGOS è stato sostenuto nel secolo XIX dalla scienza archeologicasarda, in particolare da Giovanni Spano e da Gaetano Cara, in un tempo (1851- 1875), in cui non si era affrancata dalle cronologie bibliche e si ammetteva la costruzione del nuraghe (PURGOS ossia «torre») da parte di profughi orientali della Palestina.


Noi, più modestamente, intendiamo riferirci al testo biblico poiché esso costituisce un immediato richiamo nella mente di tutti al mondo delle origini. La Bibbia, dunque, come veicolo comunicativo delle storie dell’ antichità, dalla Creazione del mondo (ossia la formazione del teatro dell’ uomo), all’ origine dell’ uomo, alla dura necessità del cibo guadagnato «col sudore del volto», alle attività contadine e pastorali («Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo» [Gn. 4, 2]), alla scoperta della metallurgia(«Tubalkain, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro» [Gn. 4, 22]), aldramma della morte, agli dèi stranieri («Non avrai altri dei di fronte a me» [Es. 20, 3]). Ed ancora: il diluvio come cancellazione della malvagità dell’ uomo («C’erano sulla terra i giganti a quei tempi-e anche dopo- quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivamno loro dei figli: sono questi gli eroi dell’ antichità, uomini famosi» [Gn. 6, 4]). E, finalmente, dopo il diluvio, la benedizione divina su Noè, i suoi figli e i discendenti, che dànno inizio alla formazione urbana della pianura di Sennar, con il tentativo di costruzione di una città con la torre, quella di Babele (Gn. 11, 1-4).
Vogliamo presentare un racconto archeologico con la semplicità di una storia familiare, sin da bambini, appunto la storia biblica.
Questo intento didattico ci pare una chiave di lettura nuova di un museo, quello di Oristano, che ha compiuto 73 primavere e come un nonno racconta storie che conosciamo da sempre.

PAOLO BERNARDINI, EMINA USAI, RAIMONDO ZUCCA
(http://www.antiquariumarborense.it/it/Museo/Mostre/Download/guidaPolisKaiPyrgos.pdf)
 

Nela foto by L'Unione Sarda- Il bronzetto nuragico di Othoca

 

 

 

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