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L'identitŕ dimenticata

di Giorgio Valdès
“Ogni giorno che passa un pezzo di Sardegna che se ne va. Siti depredati e scavi clandestini. Un passato trascurato, dimenticato dalle Istituzioni. Terra senza censimenti né mappature dei beni archeologici. Pochi numeri e molte leggende. Ottomila, secondo gli ultimi dati ufficiali, i nuraghi presenti nell’Isola. Dati che risalgono, però, al lontano 1967 estrapolati da una tesi di laurea di Emanuele Melis. Cifre rilevate attraverso la registrazione della cartografia fornita dall’Istituto geografico militare, datata 1948. <<Non esiste un censimento recente di nuraghi in Sardegna>>, racconta Marcello Madau, archeologo e professore di Beni Culturali all’Accademia di Sassari.<<Siamo in possesso di alcuni numeri, ottenuti sommando i dati territoriali forniti dai Comuni, dalle Comunità montane, quindi non omogenei perché raccolti da enti diversi. Possiamo parlare di dati certi solo quando prendiamo in esame zone circoscritte come il Sulcis e l’Iglesiente, il Sarcidano, ma è inesistente un dato completo>>. Numeri in itinere, in movimento, spesso in crescita. Nuraghi che spuntano da sotto terra e altri che spariscono, derubati, smantellati. <<Ci vogliono molti soldi, troppe risorse economiche per portare avanti queste ricerche – continua Madau – Ma soprattutto spesso ci si scontra con problemi operativi, visto che la maggioranza del patrimonio archeologico si trova all’interno di proprietà private>>. Ma i sardi lo sanno da sempre che l’isola è stata grande, <<una Manhattan del secondo millennio avanti Cristo – come la chiama Sergio Frau, giornalista di Repubblica autore di “Le Colonne d’Ercole” – con torri-grattacielo che facevano fantasticare l’intero Mediterraneo>>. E oggi l’unica strada per la salvaguardia sembra la presa di coscienza dal basso. Comuni e Amministrazioni sono i soli che, prendendosi cura dei loro pezzi di memoria disseminati sulla terra, possono salvare la civiltà nuragica in Sardegna, che corre attraverso 1000 anni di storia”.
Ho casualmente rinvenuto quest’articolo di Francesca Fradelloni, pubblicato da “Il Sardegna” il 25 Settembre 2005 e intitolato “Un patrimonio fantasma senza mappe né tutela” e confesso di aver avuto un sussulto di soddisfazione ed orgoglio, perché la Fondazione Nurnet sembra aver colto l’essenza del problema, che è inutile negarlo, affligge e danneggia la Sardegna, che per lungo tempo e forse inconsciamente ha dimenticato d’essere erede di un percorso storico che dal neolitico alla fine dell’età del bronzo ha fortemente caratterizzato la sua identità.
Nell’immagine: il nuraghe Abbauddi di Scano Montiferro in una foto di Panoramio
 

 

 

 

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