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Il Paradiso in premio agli amici di Nurnet

di Giorgio Valdès
In tutte le culture e professioni religiose esiste il luogo di arrivo delle anime a conclusione della vita terrena. La meta delle anime dei “giusti” è una terra di delizie descritta e nominata in differenti maniere, ma tutte simili al Paradiso cristiano.
Gli antichi egizi la chiamavano Amenti ed in essa c’erano i campi di Yarw/Yalw/Hanw (campi d’erba, di canne, di giunchi), mentre i greci aspiravano di concludere la vita terrena nei Giardini delle Esperidi, nei Campi Elisi o nella terra dei Beati.
In un modo o nell’altro ci si riferisce sempre allo stesso “oggetto del desiderio” che a quei tempi, quando le prospettive di vita erano decisamente più contenute rispetto alle attuali, era sicuramente ancor più agognato.
Il denominatore comune era in ogni caso la sua collocazione ad occidente, al tramonto del sole.
Un tempo, questo luogo di delizie non veniva considerato come un’entità astratta, ma si immaginava corrispondesse ad una destinazione reale.
A questo proposito il rito funerario egizio esordiva con la formula “a occidente” e comprendeva un attraversamento delle acque per raggiungere la terra insulare, regno di Osiride, re eterno dei campi di Yaru/Hanw, nella terra del sacro Amenti.
Non mi dilungo sul significato di questi due nomi, limitandomi solo a osservare che Amenti deriva da Imentet, dea dell’occidente e paredra di Amon, anch’esso signore dell’Occidente, mentre sul termine Campi di Hanw o Campi d’Hanw mi limito solo ad osservare la curiosa (e sicuramente casuale) assonanza con la denominazione della nostra pianura.
Esiodo parlava a sua volta della Terra dei Beati presso le correnti dell’Oceano mentre l’Elisyon (Campi Elisi), nome che secondo gli eruditi deriverebbe proprio da Yalw, era localizzato da Omero all'estremità del mondo, dove potevano accedere solo gli uomini destinati dagli dei a godere di una vita migliore e dove regnava Radamanto.
Radamanto, a sua volta, era stato generato da Europa, figlia di Agenore re della città di Tzur che alcuni autori identificano con Tharros.
La leggenda racconta che Zeus se ne innamorò, vedendola insieme ad altre coetanee raccogliere dei fiori nei pressi della spiaggia e ordinò a Hermes (Hermes Psicopompo con il caduceo in mano che accompagnava le anime dei morti) di guidare i buoi del padre di Europa verso quella spiaggia.
Assunse quindi le sembianze di un candido toro, le si avvicinò e si stese ai suoi piedi; Europa salì sul suo dorso e il dio la rapì, portandola attraverso il mare fino all'isola di Creta.
Il Giardino delle Esperidi era invece un luogo leggendario della mitologia greca, situato al di là delle Colonne d’Ercole dove cresceva l’albero di pomi d'oro.
Le Esperidi, figlie di Ceto e Forco, re di Sardegna e Corsica, erano sorellastre delle Gorgoni e di Medusa, che ebbe il capo mozzato da Perseo.
Dal suo collo reciso nacquero Pegaso e Crisaore e quest’ultimo, unitosi a Calliroe, generò Gerione, primo re mitologico di Tartesso.
Gerione ebbe quindi una figlia che unitasi a Hermes (lo stesso dio birichino che aveva aiutato Zeus a rapire Europa) concepì Norace, ritenuto il fondatore di Nora.
Personalmente ho ragione di credere che la biblica Tartesso fosse ubicata in Sardegna e in ogni caso è abbastanza curioso che nella nostra regione esistano due “Castelli di Medusa”, un Bruncu Crisaone che presenta un’evidente assonanza con Crisaore e addirittura un monte Arzanadolu, che ricorda quell’Argantonio, primo re storico di Tartesso che secondo Rufo Festo Avieno aveva assegnato il suo nome a un monte che si elevava alle spalle del suo regno.
In definitiva, tutti gli indizi sembrano condurre in Sardegna, ma come sempre sarà sicuramente un caso.
Tuttavia, sempre casualmente, mi è capitata sotto gli occhi una “Map Orbis Terrarum” del 1886, che riporterò sulla corrispondente pagina Nurnet di FB, da cui ho estratto le rappresentazioni del mondo nel 900 a.C. (Sententia Homeri) e nel 500 a.C. (Sententia Hecataei).
Anche in quest’occasione è curioso rilevare come l’isola di Elysium, indicata da Omero, corrisponda alla Sardegna di Ecateo.

 

 

 

 

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