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Ajň in Baronia

di Giorgio Valdès
Parlando di Irgoli il rimando mentale più spontaneo è probabilmente quello alla produzione di salumi, che comunque ha rappresentato un fiore all’occhiello di questo piccolo centro della Baronia, almeno sino a quando la crisi non ha creato dei problemi alla più importante azienda del settore, a cui Nurnet augura una pronta ripresa.
Tuttavia non tutti sanno che Irgoli conserva anche un patrimonio archeologico di tutto rispetto, di cui si parla diffusamente nell’ultimo edizione (Maggio-Giugno) di “Archeologia Viva”, i cui testi sono stati curati da Susanna Massetti (1) e da cui ho tratto alcuni interessanti spunti .
Le presenze archeologiche più antiche del territorio sono riferibili al Neolitico recente (facies di S.Michele di Ozieri) e sono costituite da alcune domus de janas (tra cui quelle di Sos Nugoresos, in una zona di notevole bellezza paesaggistica ricca di tafoni).
Numerose le presenze databili agli inizi della media età del Bronzo fino alla prima età del Ferro (fra XVI e IX/VIII sec. a.C.), in particolare nuraghi in gran parte monotorre, tombe di giganti, villaggi ed edifici cultuali. Nel centro abitato di Irgoli, sviluppatosi su un’area insediativa di età nuragica, si segnalano i resti del nuraghe Sant’Atiocu, un pozzo nuragico nella zona di S.Stefano e due betili relativi a tombe di giganti dall’area della chiesa di Santu Miali.
La dottoressa Massetti si sofferma tuttavia, in modo particolare, sulla descrizione del tempio di “Janna ‘e Pruna”, un’area di culto nuragica edificata in corrispondenza dell’omonimo valico, di grande interesse panoramico, posta a 590 m. sul livello del mare e rimasta in uso dal XII alla fine del IX – inizi dell’VIII se. A.C. circa.
Il monumento dista circa 12 km dal centro abitato ed è stato oggetto, nel 2001 e 2003 di due campagne di scavo curate dalla Soprintendenza per i Beni archeologici per le Province di Sassari e Nuoro.
L’area cultuale è composta da un tempio circondato da un recinto murario (temenos) a pianta trapezoidale che, nella zona antistante l’edificio sacro, racchiude un cortile a pianta ellittica.
La planimetria del tempio trova confronti con strutture di età nuragica tra cui in particolare la cosiddetta Capanna del Capo a Santa Vittoria di Serri, il complesso cultuale di Sos Nurattolos ad Alà dei Sardi e di sa Carcaredda di Villagrande Strisaili.
Sempre nei pressi del valico di Janna ‘e Pruna, seguendo per un centinaio di metri la vallecola del rio Remulis, si raggiunge la fonte sacra nuragica di Su Notante, in cui è ancora attiva, dopo più di tremila anni, la vena d’acqua che ne determinò la costruzione. Il monumento, danneggiato negli anni venti del secolo scorso da lavori di captazione idrica, è stato interessato nel 1994 da uno scavo a cura della Soprintendenza.
Nella facciata della fonte, in bella opera isodoma con conci squadrati di basalto, si apre il pozzetto di captazione della vena sorgiva, con una vasca dal fondo piano costituita da una lastra di basalto.
La fonte di Su Notante trova infine confronti con altre strutture nuragiche legate al culto delle acque e in particolare con quella di Santa Lulla ad Orune.

(1) Archeologa, coordinatore dell’Antiquarium Comunale di Irgoli
 

 

 

 

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