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Se non sono fenici, punici o romani, non li vogliamo

di Giorgio Valdès
Nel 1997 il TCI pubblicava un “libro bianco” titolato “I Beni Archeologici in Italia”, curato dal suo centro studi composto da Luigi Grella, Clelia Arduini e Laura Uboldi.
Clelia Arduini, in particolare, mi consta sia o sia stata presidente dell’Archeoclub nazionale, mentre è superflua la presentazione del Touring Club Italiano, universalmente conosciuto e che, tra gli scopi statutari, ha anche “la diffusione delle conoscenze e di una cultura consapevole e responsabile del viaggio”.
Ecco come, diciassette anni orsono, il TCI diffondeva le “conoscenze” dei beni archeologici sardi, in uno striminzito articolo relegato alla pagina 24 del suo “libro bianco” dove, sotto la voce “Sardegna punica e fenicia” (che di per sé era già tutto un programma), veniva in poche righe “liquidato” il periodo nuragico:
“Sardegna punica e fenicia: Un caso completamente a sé nel panorama italiano dell’archeologia è rappresentato dalla Sardegna dove la stratificazione culturale è completamente diversa. La civiltà nuragica, che si fa iniziare tra il 1500 e il 1400 a.C. e che coincide largamente con l’età del bronzo e con quella del ferro, ha lasciato notevoli tracce nell’isola. La più importante è rappresentata dal villaggio Su Nuraxi di Barumini nel Cagliaritano, più imponente e conservato dei nuraghi pur significativi di Santu Antine di Torralba (Sassari), di Losa di Abbasanta (Oristano) e di tanti altri sparsi nell’isola. I navigatori fenici crearono loro teste di ponte in Sardegna a partire dall’Ottocento a.C. a Nora (l’attuale Capo di Pula) e a Suloi (oggi Sant’Antioco), dove si stanziarono –come in molte altre località- pure le colonie puniche. Sicché per numerosi siti archeologici della Sardegna (da Dolianova a Piscinas, a Sant’Antioco) si parla di aree fenicio-puniche. Mentre solamente puniche sono Tharros nel Golfo di Oristano e Bithia presso Cagliari.
Ulteriore e significativa stratificazione è ovviamente quella romana: la costituzione della Provincia Sardinia et Corsica è del 227 a.C. L’occupazione ha portato alla fondazione e, più spesso, all’ampliamento di città, in particolare Cagliari (naviculari et negotiantes kalaritani compaiono nei mosaici portuali di Ostia Antica, al Foro delle corporazioni) dove è rimasto il grande anfiteatro romano, oltre all’area archeologica della Villa di Tigellio, al sepolcro di Attilia Pomptilia e ad altri resti.
La più grande struttura museale di tutta l’isola è indubbiamente il bel Museo archeologico nazionale di Cagliari, collocato in una autentica cittadella dei musei, nel quale con grande ricchezza di materiali viene documentata l’evoluzione culturale dell’isola dal neolitico al periodo romano. Ma non v’è dubbio che dei 236 monumenti e siti archeologici censiti finora in Sardegna (….) la stragrande maggioranza, specie all’interno del territorio, sia caratterizzata da villaggi, complessi, tempietti, fontane nuragiche: un patrimonio ancora relativamente indagato e ancor meno conosciuto. Anche se siti e monumenti aperti sempre o a richiesta sono in netta maggioranza”.
Che volete, finalmente la scienza ci viene incontro per spiegare a noi, poveri e incolti dilettanti, che non è vero che esistono più di 8000 nuraghi, oltre 3000 domus de janas, più di 1000 Tombe di Giganti, 1500 menhir, oltre a un numero imprecisato di dolmen, protonuraghi, pozzi e fonti sacre.
Il nostro patrimonio archeologico, preistorico e protostorico, è invece composto da una manciata di villaggi, complessi non meglio definiti, tempietti e fontane, che insieme ad altri “monumenti e siti archeologici” ammontano a ben 236 elementi.
Se poi qualche turista dovesse casualmente scoprire una tomba dei giganti o un dolmen non compreso tra quei 236 elementi, potremmo sempre proporgli o di telefonare agli esperti del TCI per chiedere spiegazioni o liquidare semplicemente la cosa dicendo che si tratta di qualche pietra messa a lì a caso, nel corso della bonifica di un podere.
Spiace anche constatare che la promozione fatta dal TCI con il suo libro bianco non abbia favorito il turismo cagliaritano, se è vero, come si leggeva sull’Unione Sarda del 13 Luglio dell’anno scorso, che la Villa di Tigellio registrava un visitatore al giorno.


http://www.ontit.it/opencms/export/sites/default/ont/it/documenti/archivio/files/ONT_1997-01-01_00127.pdf
 

 

 

 

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