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Le cittŕ sarde sono nuragiche, sarde, appunto. Né fenici, cartaginesi o romane.

di Antonello Gregorini
immagine della basilica nuragica di Gesico,Di Gianni Alvito, denominata, chissà perché, San Sebastiano
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Le città sarde sono nuragiche, sarde, appunto. Né fenici, cartaginesi o romane. Questa è la tesi che senza nessun timore reverenziale vogliamo dimostrare, contro una letteratura in cui è normale leggere che Cagliari, Sulky, Olbia, Oristano e le sue contiguità, piuttosto che Portotorres furono fondate dai fenici, dai greci dai romani. Così come sono dichiarate fenice anche le città perdute quali Nora; Tharros o Cornus, nonostante l'evidente vicinanza di grandiosità nuragiche.
Anche Sassari appare contornata da importanti villaggi già dal neolitico e da nuraghi. Basta leggere i cartelli della soprintendenza, dentro al museo Sanna o a Monte d'Accoddi, oppure contare le domus de janas della necropoli di Calancoi, Abealzu, per scoprire che i luoghi erano, per l'epoca, fortemente antropizzati.
In Sardegna la distribuzione dell'edificato nuragico, così come le evidenze di culture pre nuragiche, sono ovunque. Si cerca la città ma questa era l'intera Isola, che ha visto svilupparsi una città organizzata ma diffusa, equamente distribuita, con i poli economici e urbani ubicati proprio dove oggi sono i grossi centri.
E' inutile, però, cercare i nuraghi sul suolo cagliaritano e oristanese in quanto sommersi dall'innalzamento di qualche metro dei mari e dai detriti alluvionali. Oppure smontati, concio dopo concio, e utilizzati per l'edificazione delle città più moderne. Bisognerebbe scavare a Santa Gilla o a Molentargius o negli stagni di Cabras o Marceddì, cosa che in parte, peraltro, sta avvenendo in quel di Mont'è Prama. Verificare le fondamenta delle città edificate successivamente. A Cagliari, la città di calcare, totalmente cavata sino ai nostri giorni, sarà difficile trovare nuraghi. Ma li possiamo facilmente immaginare.
Possiamo trovarli nella baia di Nora e nelle colline circostanti, così come li troviamo dentro Tharros o Sirai. Tuttavia questi centri sono definiti fondati dai fenici. Perché? Quali tristi jatture furono lanciate su quelle civiltà perché dovessero scomparire nella memoria e anche nel lessico? Si trattò di jattura o di censura, o di spargimento di sale su una memoria?
Solo noi Sardi possiamo ricostruire idealmente ciò che è stato e far giustizia ai nostri avi. Dobbiamo restaurare l'identità perduta dell'unica civiltà propriamente nostra, autoctona, qui sviluppatasi e non importata: l'unica unicità, l'unico valore aggiunto che la Sardegna può proporre al mondo in termini culturali, paesaggistici e quindi anche di offerta turistica. Nurnet ci prova, nonostante l'evidente ostacolo di un'accademia che rifiuta ingerenze e oppone sedicente scientificità dove, invece, basterebbe un po' di buon senso.
 

 

 

 

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