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Pauli Arbarei, tra nuraghi scomparsi e giganti

di Giorgio Valdès
In un articolo di Giacomo Bassi apparso sul “Sardegna” del Settembre 2005, si parlava delle testimonianze archeologiche comprese nell’agro tra Pauli Arbarei e Tuili, evidenziando la mancanza di controlli che ne impedivano le razzie. Così scriveva il giornalista: “I cocci rossi della terracotta spuntano tra le zolle sollevate di recente dall’aratro, che lascia tracce indelebili. E spuntano anche pietre lavorate, pezzi di nuraghi semisepolti, e nascosto tra i rovi anche un pozzo sacro, triangolare. E’ il compendio nuragico che da Pauli Arbarei, nel Medio Campidano, a pochi chilometri da Barumini, si estende fino alle colline di Tuili. Una grande fetta di Sardegna abbandonata, senza protezione, senza tutela e senza controllo.
Al bar di Pauli, gli anziani dicono che oltre al nuraghe di Bruncu Mannu, il più grande, ce ne sono altri nove nascosti dalla terra. Ogni tanto qualche agricoltore ne scopre un pezzo nuovo, un nuovo ramo con altri ambienti, altri coni. E’ così in tutto questo pezzo di Campidano: gli aratri scoprono, gli agricoltori distruggono. I grandi blocchi che fanno i nuraghi fanno anche gola a tanti: ridotti a pietre grandi come un pompelmo possono essere venduti per fare massicciate, o fondamenta, o muretti. Per questo in tutto l’agro di Pauli Arbarei si vedono enormi cumuli di nuraghi e siti megalitici smontati: sono pronti a essere caricati sul camion (le tracce dei pneumatici sono ancora chiare) e trasformati in materiali buoni per l’edilizia. Non pezzi di archeologia, semplici materiali da costruzione.
Il sindaco del paese alza quasi le spalle. E dice ‘che negli anni sono state fatte razzie, e ancora oggi molti distruggono tutto pur di vendere le pietre’. Ma aggiunge che quello di Pauli è solo uno dei tanti esempi di scempio dei nuraghi: ‘La storia della Sardegna e dei suoi tesori è piena di fatti come questi –spiega- Purtroppo le amministrazioni possono fare ben poco: noi a Pauli per ora ci limiteremo a un censimento, inizierà a ottobre’. Nel frattempo nelle campagne attorno al paese continua la distruzione. E il pozzo triangolare resta sepolto dai rovi e dall’incuria”.
Al mistero del patrimonio archeologico di Pauli Arbarei, per gran parte ancora nascosto dalla terra nonostante la vasta opera di spietramento che ha interessato il suo agro, cinque anni più tardi si è aggiunto quello dell’esistenza di un popolo di giganti che diecimila anni orsono avrebbe abitato la Marmilla.
Ipotesi che sicuramente sfrutta il filone storico-mitico-archeologico e soprattutto il desiderio di evasione dal quotidiano che una teoria del genere è in grado di soddisfare, che si è quindi concretizzata in un convegno denominato “L’Era dei Giganti”, al quale nei due giorni di programmazione hanno partecipato un migliaio di persone.
Insomma, tra nuraghi sepolti, pietre asportate e giganti scomparsi, i misteri insoluti di Pauli Arbarei s’infittiscono.

Nell’immagine: le rovine del Nuraghe trilobato Bruncu Mannu e il castello di Las Plassas, a nord est di Pauli
Arbarei, visto da “Su Nuraxi” di Barumini
 

 

 

 

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