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Il Nuraghe Meurras e l'invaso di Monte Pranu


di Giorgio Valdès
Sul sito del Comune di Tratalias si legge che “l’invaso di Monte Pranu fu studiato tra il 1933 il 1935, quando fu finanziata la trasformazione fondiaria dell’intera piana del Basso Sulcis. A questo scopo ai primi del XX° secolo si costituirono alcune società private di bonifica alle quali nel 1932-33 si sostituirono i Consorzi di Bonifica di Serbariu, Narcao e Palmas Suergiu di cui faceva parte Tratalias. Successivamente, nel 1939, i tre enti furono fusi prendendo il nome di Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis. Il programma di quest’ente prevedeva, oltre alla sistemazione idraulico valliva del rio Mannu e dei suoi affluenti, anche la costruzione dello sbarramento dello stesso rio Mannu ai fini irrigui; la diga però fu costruita tra il 1948 e il 1951….. Le sponde del lago artificiale di Monte Pranu sono ricchissime di testimonianze archeologiche a partire dall’età eneolitica o del rame (circa 2500 anni a.c.) sino a quella romana inoltrata, che ha lasciato molte tracce di sé anche in corrispondenza di monumenti preistorici di età nuragica. Il Monte Pranu in particolare, lo stretto pianoro ignimbritico che ha dato il nome all’invaso, ha ospitato alla sommità un villaggio dell’età del rame appartenente alla cultura cosiddetta di Monte Claro, mentre due nuraghi monotorri vennero edificati uno alle estreme propaggini occidentali, l’altro in posizione diametralmente opposta, con ampia visuale sul corso del Rio Palmas ed in perfetto collegamento con numerosi nuraghi, tra cui il Meurras. Quest’ultimo è un monumento complesso situato anch’esso in posizione di controllo strategico sulla valle del Rio Palmas. Si tratta quindi di un’area a fortissima concentrazione di testimonianza preistoriche nel raggio di poco più di un chilometro contiamo almeno 11 nuraghi, 4 villaggi, 6 tombe dei giganti, 2 delle quali, in probabile associazione con circoli megalitici sono state recentemente individuate nella pineta che si addossa alle pendici settentrionali del monte”.
Nella cartografia IGM, che come già osservato in precedenti post riporta meno di un terzo dei nuraghi della Sardegna -anche perché la maggior parte di essi sono difficilmente individuabili o per gran parte ancora interrati- si può comunque apprezzare la citata concentrazione nuragica in corrispondenza del compluvio, oggi ricoperto dalle acque dell’invaso, che collegava il rio Mannu con il rio Palmas, a conferma dell’importanza strategica che soprattutto in periodo nuragico assumevano i corsi d’acqua, “trait d’union” preferenziali tra le aree interne e gli scali portuali situati lungo la costa.
Sulla riva meridionale del lago di Monte Pranu il Meurras (territorio di Giba), si distingue in particolare per la presenza, nelle sue immediate vicinanze, di altri cinque nuraghi.
La densità dei nuraghi si riduce invece sino addirittura a sparire, lungo la pianura compresa tra la diga e il golfo di Palmas, in cui sfocia l’omonimo rio.
Tale diradamento non può sorprendere perché, come è stato osservato in diverse altre occasioni, esso è dipeso dal costante spietramento delle aree irrigue avvenuto nel corso dei secoli e dall’altrettanto dissennato utilizzo del materiale nuragico per uso edilizio, specie in corrispondenza delle aree più fittamente abitate.
Per altro verso, la concentrazione nuragica in corrispondenza del Meurras (ma centinaia di casi analoghi si rilevano lungo l’intero territorio della Sardegna), fa traballare la tesi del “nuraghe fortezza”, essendo quanto meno improbabile la presenza di diverse strutture difensive contigue, mentre appare ugualmente inverosimile che esse costituissero altrettanti presidi di singole tribù, confinanti e in perenne lotta tra loro.

Nell’immagine: il nuraghe Meurras in una foto tratta dal sito del Comune di Giba e la dislocazione dei nuraghi sul fronte meridionale dell’invaso di Monte Pranu

 

 

 

 

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