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Barisardo e le sue antiche memorie

di Giorgio Valdès
Il nome Bari Sardo risale al 1862, quando Vittorio Emanuele II, con Regio decreto numero 825 affiancò Sardo a Barì per evitare confusioni con il capoluogo pugliese.
Sul sito Barisardo. net si legge in particolare che: “La più antica testimonianza della presenza umana nel territorio bariese risale, per ora, al Neo Eneolitico (menhir; domus de janas); ben più consistente e di rilievo si presenta il periodo nuragico (dal 1500 al 500 a.C.) attestato da quattordici nuraghi di diverse tipologie e da tracce di sepoltura collettiva detta "tombe dei giganti".
Fonti del XII sec. collocano in questa area, lungo l'antica Orientale Sarda, ai confini con Cardedu il presidio romano di "Custodia Rubriensis" come centro più importante dell'Ogliastra…. Le testimonianze più antiche della presenza umana sul territorio di Barisardo si fanno risalire al Neo-Eneolitico.
Mentre non è rimasta alcuna traccia delle abitazioni, a causa del materiale deperibile utilizzato, è certo che i prenuragici praticassero il culto dei morti e delle divinità.
Testimonianze importanti sono le domus de janas presenti in località Pirarba, Funtana su Rettore, Ibba Manna, Gib’e Scorca, Pizz’e Monti…. Altra testimonianza del periodo prenuragico sono i numerosi menhirs o perdasfittas, blocchi granitici a sezione tondeggiante alti fino a nove metri, rinvenuti nel complesso archeologico Lurcuri.
Questi enormi blocchi si trovavano solitamente nei pressi dei villaggi o nei crocicchi, e presumibilmente rappresentavano antichi luoghi di culto in onore della Dea Madre o della fertilità maschile…La civiltà nuragica ha lasciato importanti e significativi segni nel territorio bariese.
Abbiamo i resti di ben 14 complessi archeologici costituiti da nuraghi singoli o veri e propri piccoli villaggi. Alcuni si trovano ancora in buon stato di conservazione, altri invece risultano difficilmente identificabili.
La distribuzione è abbastanza omogenea nel territorio: 6 nuraghi sorgono sulla giara di Teccu (Moru, Zinnibiru, Sellersu, Niedda Puliga, Ibba Manna), 4 sono ubicati nella piana costiera (Boschinu, Lurcuri, Mindeddu e Foxi), altri 4 distribuiti sulle modeste alture dell’entroterra barese (Crastu, Mattalè, Puliga e Generarci)”.
Nel corso di una recentissima escursione, Nurnet ha potuto ammirare, tra l’altro, le rovine del nuraghe Sellersu, eretto sull’altopiano di Teccu e caratterizzato dal colore scuro delle sue pietre di basalto che contrastano con il verde cupo della macchia mediterranea che lo circonda e con l’azzurro intenso del mare che lambisce la candida spiaggia di Cea e i prospicienti scogli rossi.
Il Sellersu -oggetto di una recente ed encomiabile campagna di ripulitura per agevolarne l’accesso e la fruizione, cui hanno in particolare partecipato lo stesso Comune e il gruppo Agugliastra- è uno dei nuraghi che fanno da “contorno” alla torre di Bari, situata sulla bella e frequentata spiaggia di Sa Marina ed eretta dagli spagnoli tra il 1572 e il 1639 allo scopo di presidiare questo tratto di costa.
Gli altri nuraghi relativamente vicini all’arenile sono rispettivamente il “Niedda Puliga”, il “Moru”, il “Boschinu”, il “Lurcuri” e il “Mindeddu”

Nell’immagine: panorama dalla sommità del nuraghe Sellersu
 

 

 

 

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