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L'edificio n.9 del Santuario Nuragico del Monte S.Antonio di Siligo

di Augusto Mulas
E’ un dato ormai acquisito da tempo che gli architetti e gli artigiani della civiltà nuragica avessero raggiunto un elevato livello di raffinatezza nella progettazione ed esecuzione dei più svariati moduli costruttivi, sia in ambito civile, che religioso e funerario.
Ma la tipologia dell’edificio che ora andremo a descrivere ci lascia ancora una volta sorpresi, se teniamo conto del periodo in cui esso venne edificato.
Il sito nuragico in questione, posizionato al di sopra del Monte Sant’Antonio nel territorio del comune di Siligo, è costituito da tutta una serie di edifici che comprendono, oltre a due nuraghi, un ampio piazzale lastricato, una fonte sacra che presenta una planimetria anomala, a sua volta alimentata da una spettacolare opera di canalizzazione delle acque e, ancora, diversi monumenti di fattura quasi del tutto inedita, tra i quali segnaliamo un edificio lungo all’ incirca 40 metri x 4 di larghezza del quale non si riesce a comprendere la funzione.
Ad attirare la nostra attenzione, però, è stato sicuramente l’edificio n° 9 non solo per la singolarità della sua struttura, ma anche e soprattutto per la raffinata scelta cromatica optata dal costruttore nuragico nella realizzazione delle strutture. La prima curiosità è data dalla pianta dell’edificio: infatti, siamo abituati ad ammirare quasi esclusivamente edifici nuragici di perfetta forma circolare, mentre l’edificio n° 9 presenta una pianta perfettamente rettangolare di 14 x 4 metri, con quattro ingressi disposti a coppie per ogni lato lungo del monumento. I due ingressi volti verso sud-est hanno un azimut compatibile con il punto in cui sorge il sole durante il giorno del solstizio d’inverno, mentre gli altri due sono orientati a nord-ovest, in coincidenza con il punto in cui tramonta il sole durante il solstizio d’inverno.
L’aspetto più sorprendente è dato dalla raffinata scelta dei conci utilizzati per erigere le mura di questo edificio. I nuragici, infatti, costruirono il tempietto o forse sala delle riunioni (si pensi che è solo con un ritardo di diversi secoli che la Roma dei Tarquini inizierà ad erigere i suoi primi templi in pietra) alternando file di blocchi di candida arenaria con quelli di scuro basalto, ottenendo una strabiliante alternanza di filari bianchi e neri. Se lo scavo archeologico non avesse restituito abbondanti materiali fittili e metallici di chiara matrice nuragica che datano questo edificio almeno a partire dalle fasi conclusive del Bronzo Finale, si sarebbe quasi tentati di interpretare il monumento come uno dei tanti resti di quelle belle chiesette in stile romanico che punteggiano, impreziosendolo, il paesaggio delle nostre campagne.
L’archeologo Nicola Ialongo nella sua bella tesi di dottorato ci fornisce ancora un’ulteriore informazione circa la copertura di questo edificio: la presenza di particolari conci di colmo testimonierebbero la presenza di un tetto a doppio spiovente, come nella migliore tradizione di alcuni luoghi di culto nuragici (vedi Su Tempiesu, o il famoso modello bronzeo di Ittireddu); questi conci, inoltre, mostrano gli alloggiamenti per le spade votive fissate con del piombo fuso. Possiamo affermare, sulla base di questi rinvenimenti, che la visione complessiva di questo tempio dovette essere molto suggestiva quando esso si presentava integro allo sguardo dei visitatori.
L’edificio doveva essere destinato quasi certamente a delle riunioni (di carattere cultuale? Probabilmente si, dal momento che furono rinvenuti diversi bronzetti, nonostante la sciagurata opera di distruzione fatta dagli scavatori clandestini), poiché lungo quasi tutto il perimetro interno del vano corre una sorta di bancone dove, verosimilmente, si sedevano coloro che partecipavano ai riti. Nelle immagini possiamo ammirare due dei bronzi restituiti da questo ambiente, un guerriero con stocco colto nell’atto di saluto alla divinità ed una sacerdotessa orante.

Le immagini sono tratte dalla tesi di dottorato di Nicola Ialongo, dal titolo: IL SANTUARIO NURAGICO DI MONTE S.ANTONIO DI
SILIGO (SS).
 

 

 

 

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