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La fonte sacra di Su Lumarzu a Bonorva

di Giorgio Valdès
Domenica prossima, 21 settembre 2014, saremo in molti alla festa della Civiltà Nuragica che si terrà a Bonorva, in una vasta area di straordinario pregio ambientale e ricchissima di testimonianze storico archeologiche, tra cui le necropoli di S.Andrea Priu e di Sa Pala Larga.
In prossimità dell’affascinante villaggio di Rebeccu , è inoltre imperdibile una visita alla fonte sacra di Su Lumarzu, così descritta da Roberto Caprara nella guida edita da Carlo Delfino dedicata alla necropoli di S.Andrea Priu:
Scoperta per caso nei primi anni del secolo dal proprietario del terreno, Giuseppe Rossi Gomez, fu scavata frettolosamente, sì che i materiali andarono dispersi. Annotava, anni dopo, il Taramelli: “Quelli però che ho potuto esaminare sono indubbiamente del tipo della ceramica dei nuraghi, d’impasto rude e fatta a mano però di superficie levigata e di buona cottura; a quanto il Rossi mi disse non mancavano i piccoli vasetti, di carattere votivo, dei quali uno solo fu conservato e donato al Museo”. Si trattava di un minuscolo vasetto piriforme, alto cm 7, con falso colatoio e ansette forate del genere di quelli particolarmente diffusi - ma con ornamentazione geometrica di cerchielli, rametti schematizzati, zig-zag in file o fasce orizzontali o verticali - nella Sardegna meri-
dionale, a Santa Vittoria di Serri, Sant’Anastasia di Sardara, Genna Maria di Villanovaforru.
La fonte - perenne e abbondante di acque - fu, in età nuragica non meglio precisabile, coperta da una cupoletta del diametro, alla base, di m 0,97, posta a protezione di una vasca monolitica di raccolta, di diametro leggermente inferiore, con tazza profonda circa m 0,30, incavata nel basalto. Nella parte a valle la cupoletta - che in pianta disegna un arco oltrepassato a tre quarti di cerchio - si appoggia ad un robusto muro di facciata, alto circa m 2 e largo m 3, costituito da regolari filaretti di conci di basalto, che rivelano, però, nella parte alta, abborracciati interventi di risarcimento. Al centro del muro, in basso, è una minuscola porta, trapezoidale, larga alla base maggiore (corrispondente alla soglia) m 0,65 ed alta m 0,64. La soglia è segnata da una canaletta che consente il deflusso costante dell’acqua. A circa m 1,60 dal fondo della vasca di raccolta, la cupoletta - costituita da blocchi di basalto squadrati sommariamente (nulla, insomma, a che vedere con la perfezione stupefacente delle murature del pozzo di Santa Cristina a Paulilatino) ma ben connessi tra loro - si interrompe nel suo andamento a tholos, per la presenza di un grosso lastrone orizzontale, del diametro visibile di m 0,65. L’acqua che defluisce dalla tazza si avvia per una canaletta larga 8 cm e profonda 5, scavata in conci di basalto perfettamente squadrati, sottostanti la pavimentazione di uno spiazzo rettangolare di m 5,15x 1,80, fiancheggiato da
sedili alti circa m 0,30 e larghi 0,40. Il fatto che questa area fosse delimitata da due altri muri, uno dei quali- quello meglio conservato - è ancora alto circa 2 metri e presenta una nicchietta, e soprattutto la esistenza di sedili, indussero il Taramelli a credere che non si trattasse di una fontana qualsiasi, “ma di un sacello dell’età nuragica, dove i devoti si raccoglievano, assisi ai lati della sorgente, attendendo ad una cerimonia sacra”, cerimonie che potrebbero essere state anche prove ordaliche, come - parlando di Funtana Sansa - ha supposto in una sua recente opera di sintesi il Lilliu, per il quale è probabile che “si praticassero anche presso i pozzi [...] e le fontane sacre (Su Lumarzu-Bonorva, Sos Malavidos-Orani, Poddi Arvu-Bitti, ecc.) non a caso conservate nell’area tradizionale interna della Sardegna”. In età cristiana la sorgente fu “purificata”mediante l’incisione di una croce latina sulla faccia inferiore della lastra di chiusura. La frequentazione del sito (e, probabilmente, un qualche culto delle acque) continuò nella tarda antichità, come dimostrano monete del IV secolo d.C., alcune di Costantino (324-337), altre di Costanze II (337-361) che furono rinvenute ai tempi del Taramelli nella pulizia del piazzaletto.

L’immagine della fonte è stata gentilmente offerta a Nurnet dall’amico Giuseppe Fozzi; il disegno del vasetto con falso colatoio, riportato nella guida Delfino, è invece del Taramelli

 

 

 

 

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