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L'erba del vicino č sempre pių verde...

di Nicola Manca
…quindi invitiamolo a casa!
Quando si tratta di confrontare quello che abbiamo noi con quello che hanno gli altri, il detto popolare trova sempre la sua schiera di sostenitori.
Il motivo di ciò è da ricercarsi nei contorti meandri della nostra mente che, ignorando il bias cognitivo dell’effetto dotazione, non riesce a vedere la bellezza del proprio giardino.
Questo è ciò che accade e non ha senso soffermarci sui motivi o sul tentativo di scardinare i nodi all’origine di questa contraddizione. Diventa più produttivo accogliere a piene mani questo pensiero e sfruttarlo a nostro favore, facendolo fluire e modificandone la direzione, come nello Zen. Ma come fare?
Ad esempio come hanno fatto al nuraghe Candelargius, a San Giovanni Suergiu, dove, una equipe di archeologi spagnoli del “Colegio Oficial de Doctores y Licenciados en Filosofia, Letras y Ciencias de Huelva y Sevilla” diretta dall’archeologa Araceli Rodríguez Azogue si è recata nell’isola e – assieme ad alcuni archeologi e volontari locali – ha aperto una campagna di scavo ottenendo notevoli risultati, sia dal punto di vista dei ritrovamenti che da quello della soddisfazione personale.
A fare gli onori di casa sono stati l’archeologa Manuela Puddu, i volontari dell’associazione “Quadrifoglio 95” e di “Nurnet”: parlo volutamente di casa perché è bene ricordare che allo scavo hanno lavorato studiosi e volontari locali, senza alcun conflitto o tentativo di sovrapposizione, perché siamo noi ad ospitarli e i nostri educati ospiti hanno ben chiaro questo concetto.
Ma allora, vista la capacità del nostro patrimonio di essere polo d’attrazione per gli studiosi, ancor prima di divenire un asset cardine per lo sviluppo locale, perché non divenire ospitali e far vedere quanto è verde la nostra erba?
Abbiamo la possibilità di sfruttare l’eco mediatico dei giganti di Mont’e Prama per far conoscere a quella parte di mondo che ancora non conosce la storia sarda e divulgare un messaggio di accoglienza.
Non lasciamoci sfuggire questa grande opportunità. Il nesso scavo/risultati conseguiti, come dimostrato a San Giovanni Suergiu, funziona anche se scavano i vicini e più ospiti avremmo e più ci saranno mani esperte per portare alla luce quanto nascosto da strati di terra. Ma non solo aiuti manuali: essi, vedendo il nostro patrimonio sotto un altro punto di vista, ci aiuteranno a capire la bellezza del nostro giardino, regalandoci una crescita personale. Inoltre, non è di poco conto la capacità di esportare le conoscenze acquisite, con ricadute positive sulla sfera del turismo internazionale.
Quindi decidiamo di essere ospitali, abbiamo solo la possibilità di guadagnarci in tutte le sfumature. Se l’erba del vicino è sempre più verde, non chiudiamo il cancello a chiave ma permettiamo agli altri di goderne e di aiutarci nel giardinaggio, lavorando assieme come un’orchestra, curando i fiori e vivendo momenti conviviali, di scambio culturale e di condivisione che solo il bucolico contatto con la terra regala.
“Ascolta. Risponde al pianto il canto delle cicale che il pianto australe non impaura, né il ciel cinerino. E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro altro ancóra: stromenti diversi sotto innumerevoli dita.”
L’immagine del nuraghe Candelargius di S.Giovanni Suergiu è di Ale C. per Panoramio
 

 

 

 

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