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L'acqua tra santi e dčmoni

di Giorgio Valdès
Alberto Valdès ci scrive a proposito della magia dell'acqua, osservando che durante diverse visite effettuate alla fonte sacra di Su Tempiesu (Orune) ha avuto modo di apprendere che fra le varie virtù attribuite a quella fonte, c'era anche quella di poter essere utilizzata per l'”ordalia dell'acqua”. In altre parole negli occhi dell'accusato veniva spruzzata dell'acqua della fonte: se l'accusato perdeva la vista ciò significava che era effettivamente colpevole e viceversa. A questo proposito Alberto si domanda se si possa individuare un qualche legame fra S.Lucia (secondo la tradizione cristiana protettrice della vista) e Orgia, l'antica maga dell'acqua.
E’ importante innanzitutto osservare che dell’ordalia parla Raffaele Pettazzoni (1883-1959), massimo storico italiano delle religioni, nel suo libro “La Religione Primitiva in Sardegna“. Egli si sofferma sulle antiche pratiche ordaliche in uso nella nostra isola, scrivendo al proposito che l’ordalia (Giudizio di Dio), nome derivato dal termine tedesco Urtheil, si caratterizzava per un “carattere di indistinto morale giuridico e procedurale, per cui la prova del crimine è tutta una cosa con la sentenza e con la pena. Così, presso i Sardi, il perdere il lume degli occhi portava in sé la dimostrazione e la sanzione della colpevolezza. Le ordalie sono di due generi secondo il principio cui s’inspira la prova: o un mezzo normalmente dannoso riesce innocuo all’innocente, o un mezzo normalmente innocuo riesce dannoso al colpevole: di quest’ultimo tipo era l’ordalia sarda…”.
Il quesito posto da Alberto mi fa tornare in mente la Festa della Civiltà Nuragica, recentemente tenutasi a Bonorva su proposta della Fondazione Nurnet. Tale manifestazione ha avuto come struttura di riferimento l’agriturismo Sas Abbilas di Antonello Porcu, inserito in un compendio di grande pregio ambientale ed archeologico, prossima alle necropoli di S.Andrea Priu e di Sa Pala Larga ma anche alle antiche fonti dell’acqua S.Lucia, il cui nome si ricollega alle osservazioni di Alberto.
Non essendo io un linguista non saprei dire (e tantomeno pretendo di farlo) se può esistere un legame tra Lucia e Orgìa; per quanto mi risulti che ci sia una certa discordanza di pareri.
Mi limito quindi a riportare l’interpretazione del glottologo Salvatore Dedola, gradito ospite al raduno di Bonorva.
“Gli archeologi, in testa l'accademico dei Lincei Giovanni Lillìu, hanno mostrato una forte curiosità per il nome Orgìa, spesso riferito a una dea delle fonti. Il nome è considerato corruzione del latino Lucìa, formatosi nel primo Medioevo, e sembra avere la base lat. lux,lucis 'luce'. Vi furono molte sante cristiane con questo nome, la prima fu martire a Siracusa nel 303-304. Dalla base latina fu facile trasferire alla Santa la facoltà taumaturgica sua peculiare, che manco a dirlo fu la guarigione dei sofferenti agli occhi. Ma questa prerogativa è nota soltanto dal XII secolo, partendo proprio da allora la tradizione che Lucia, prima della decapitazione, fosse stata accecata. Per questo i pittori la raffigurano con gli occhi in un piatto. Secondo Anton Francesco Spada (Storia della Sardegna Cristiana e dei suoi Santi, 1994), la grande diffusione del suo culto in Sardegna si deve ai monaci orientali. Nella Sardegna centro-settentrionale il nome è pronunciato (secondo Spada) alla greca: Lukìa o Lughìa. Nel Campidano si pronuncia Luxìa (j come nel fr. joli). Il nome è presente nel condaghe di S.Pietro di Silki 89; nel CSNT 205, 174, 71; nel CSMS 29,174, 181, 183, 260. Ciò dimostra la sua antichità, che sembra radicarsi proprio nei primi secoli dell'Era volgare, giusto quanto afferma Spada.
Ma se l'etimologia del nome Lucìa sembra pertinente, è meno pertinente affiancare Lucìa (Lukìa,Lughìa,Luxìa) ad Orgìa.
Orgìa (anche Giorgìa) è considerata una démone delle fonti, ed è spesso chiamata Orgìa Rabiòsa o Rajòsa 'Orgìa rabbiosa', a sottolinearne le intenzioni non proprio benevole. Per quanto poi Rabiòsa sembri una patente contraddictio in terminis, se è proprio lei il démone (o la dea) che sedeva nelle antichissime fonti sacre nuragiche con lo scopo di curare i malanni dell'umanità. Eppure, a girarci intorno, è difficile scampare alla più congrua etimologia di Rabiòsa,Arrabiòsa, nome che sembra una corruzione moderna di un più antico Aráj, corrispettivo maschile di (Orgìa) Arrabiosa. Mi riferisco ad Araj Dimòniu, noto nelle favole campestri quale essere malefico (ma forse era più che altro una specie di elfo), i cui effetti sulla gente erano più decantati che visibili. Questo essere malefico, richiamato in tante favole isolane, è apparentato col sardo ráju ‘fulmine, elemento distruttivo’, la cui origine sembrerebbe a primo approccio il lat. radius ma
che in realtà deriva direttamente dall’accad. arāhu (*) ‘divorare, distruggere, consumare (col fuoco)’. Vedi Aragone e Araxi. Ora è chiaro donde provenne alla Sardegna il concetto medievale dei demóni divoratori e distruttori, padroni del fuoco infernale. Così, a un dipresso, fu pure Orgìa Arrabiosa, almeno come buio concetto medioevale, perchè poi anche tale divinità fu più che altro una elfa. Ma essendoci nota come essere femminile connesso alle fonti sacre, è uopo insistere nello scavo etimologico, al fine di comprendere quale attinenza ci sia tra Orgìa e le sue fonti.
Ad oggi, Orgìa, ed Orgiàna suo derivato, è noto in Sardegna anzitutto come cognome (specialmente Orgiana). Dagli studi del Semerano (OCE 178) potrebbe proporsi l’accostamento di Orgìa ad uno degli attributi che Artemide aveva in Arcadia e a Sparta: ’ορθία (Boρθέα, Bωρθεία) che trova l’antecedente remoto nell’accadico burtu ‘cisterna, fonte, specchio d’acqua’: come dire ‘(Artemide) delle fonti’. È quanto s’ipotizza per le fonti sacre della Sardegna. Orgía è il nome sardo d’un essere mitico legato alle costruzioni megalitiche (quelle, per intenderci, che racchiudevano le sorgenti prenuragiche e nuragiche): è il nome della “strega” che abitava quel tempio. Sardella (SLCN 346-348) ha persino raccolto la leggenda tramandata da due informatori anziani, che riferiscono di una processione notturna di Orgiànas da un antichissimo sito ad un altro della Brabaxiana. La leggenda col passare dei secoli è stata chiaramente corrotta dai monaci cristiani, ed oggi essa appare indissolubilmente annodata alla processione notturna delle streghe medievali dirette a celebrare il Sabba (vedi discussione in Toponomastica Sarda a proposito del lemma Giana, per il quale però individuo un’altra radice).
Sardella, che vede nelle Orgìas,Orgiànas delle sacerdotesse addette al culto dell’acqua, sembra convincente, e sembrerebbe potersi accettare la sua proposta etimologica dal sumero UR-GI(6)-ANA ‘la serva che trattiene l’acqua’. Egli spiega che per definizione erano “servi” (servi di Dio) tutti i sacerdoti, e specifica che GI (leggi ghi) può significare a un tempo ‘trattenere’ e ‘notte, ombra, nero’, mentre figuratamente il concetto di ‘notte’ s’allarga anche a quello di ‘protezione’ (il cielo è chiamato “nero” perché visibile solo di notte).
Ma è alquanto difficile accedere all’ipotesi del Sardella, visto che in greco abbiamo un raffronto soddisfacente, οργή ‘eccitazione interiore’ ed ’oργάς ‘terra umida, grassa e fertile’. Ma οργή significa pure 'ira, collera, passione', 'impeto'; ’οργάω 'sono pieno d'impeto' ma anche 'sono fecondo'; ’οργασμός 'orgasmo'. La radice di Orgìa sembra stare a suo agio in tutte queste forme greche, per quanto ci sia stata commistione tra la forma οργή e la forma Βωρθεία proposta dal Semerano. É lo stesso Semerano (OCE II 210) che indica le basi accadiche per completare la ricerca etimologica: è irhu ‘insolenza’, arāhu,erēhu (*) ‘essere pieno d’impeto, aggressivo’, erhu (*) ‘aggressivo’: quindi accad. arāhu (*) ‘divorare, distruggere, consumare (col fuoco)’.
Quanto alle ’όργια, ossia ‘i riti, le orge’ in onore della divinità, Semerano (OCE II 96) richiama gr. ’έργον ‘lavoro’ ed Fέρδω il cui significato originario è ‘compio il servizio divino, servo il dio; sacrifico al dio’, cfr. accad. wardu,ardu ‘chi è addetto al culto del dio, schiavo addetto al lavoro (del tempio)’. Ma questa è altra storia.
Concludo quindi notando in Orgìa i complessi caratteri di un démone femminile dell'antichità, che si esprimeva con irruenza e talora con rabbia, ma che era anzitutto una benevola ninfa delle fonti.
Tratto da http://www.linguasarda.com/htm/Linguista/fonte_sacra.html
Nella foto di Alessandro Pilia: la fonte nuragica di Su Lumarzu, prossima al sito di S.Lucia di Bonorva
 

 

 

 

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