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Lettera ai giovani archeologi della Sardegna. Il Rinnovamento non č Mitopoiesi

di Antonello Gregorini

Nella foto arciere sardo esposto al British Museum

 La giornata di ieri ha visto il "più venduto giornale della Sardegna" schierarsi decisamente contro quella che è stata definita Mitopoiesi della Civiltà Nuragica. Sorprendente! Il giornale degli editoriali del giovane direttore, delle censure alla vecchia classe dirigente e per il rinnovamento, si schiera non con una nuova generazione di archeologi ma per l'attuale.
La storia della Sardegna, l'abbiamo visto e ribadito più volte, e in particolare i periodi pre-nuragico e nuragico, sono sempre stati malamente studiati e grossolanamente esposti. Sempre presentati senza la giusta dignità rispetto ad altri periodi successivi. Il dibattito sull'esistenza dei Fenici, per quanto a volte forzato ed eccessivo, altro non è che la ricerca spasmodica di una verità storica davanti ad evidenze sempre più cogenti.
Esistono tutta una serie di domande a cui ancora non si è data risposta, oppure la si è data ma in maniera del tutto ascientifica e fantasiosa, mitopoietica, appunto.
Ancora non si sa perché furono costruite le diecimila torri e quali fossero la/e loro funzione/i; se il popolo che le abitò navigasse e commerciasse con il resto del Mediterraneo in una posizione non subalterna ad altri popoli.
Sin qui sono state dette una serie di significative inesattezze e, nonostante ciò, non si è ancora chiesto scusa e riconosciuto l'errore.
Si dice che esistono forze e volontà mitopoietiche neonazionaliste (sic), mistificando il comprensibile sdegno di un numeroso pubblico di cittadini sardi che si sentono presi in giro e derubati del diritto di avere una storia, scritta e studiata nelle PROPRIE scuole.
Anche la RISCOPERTA dei giganti ci dice che c'è una storia da riscrivere. Questo lo sapevamo già in tanti e gli appelli perché questo avvenisse sono ormai datati. Va bene anche così, purché si faccia. Ciò che non va bene è che chi ha sin qui sbagliato abbia la pretesa di guidare il processo di riscrittura, pur sapendo che non potrà mai dire la verità a causa dei vincoli corporativi che lo legano al sistema a cui appartiene ma anche ai blocchi mentali che ha dimostrato di subire.
In metafora e con le dovute correzioni è il problema dell'Italia e della Sardegna: L'esplosione del fallimento; la fine di un periodo e di un'intera classe dirigente; il conflitto fra i loro beneficiati e la moltitudine di giovani e di persone che non possono essere, ovviamente, soddisfatte.
Non è Mitopoiesi quindi ciò che si chiede ma rinnovamento e l'arretramento di chi sin qui ha sbagliato. Una piccola rivoluzione che porti finalmente al riconoscimento dell'esistenza e della grandezza della civiltà nuragica e all'avvio di determinante politiche a favore della sua valorizzazione culturale e turistica.
Questa lettera quindi, questo appello, è rivolto ai giovani archeologi perché abbiano il coraggio di chiedere posizione. Sono loro che devono riscrivere la nostra storia. E' loro la responsabilità del futuro.

 

 

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