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IO HO PAURA DEI GIGANTI

di Paolo Soletta
Al termine di questo primo giovedì di novembre 2014, Videolina ha dedicato una serata intera ai Giganti di Mont’e Prama intitolata “Chi ha paura dei Giganti?”. Grazie alla tanta pubblicità che ha preceduto l’evento io, come credo davvero tanta gente, mi sono piazzato sul divano comodo e pronto a godermi lo spettacolo con un block notes in mano. Non faccio il giornalista, ma studio la Sardegna antica in chiave turistica, più che posso.
L’aspettativa era alta. Di sicuro lo share, almeno inizialmente, dev’essere andato molto bene anche grazie alla giovane archeologa disoccupata e indignata per lo “scippo” degli scavi da parte del Ministero. Col passare dei minuti, tuttavia, la suspence è venuta un po’ a mancare.
Gli ospiti erano tutti rappresentanti delle istituzioni: due ministeriali (il Sottosegretario Francesca Barracciu e l’ufficio stampa degli scavi Massimo Casagrande) due politici locali (il sindaco di Cabras Cristiano Carrus e il capogruppo dei Riformatori Sardi Michele Cossa) e un accademico (Gaeteno Ranieri, geofisico dell’università). Ma - senza nessuno che desse una mano ad Emanuele Dessì a romper loro le uova nel paniere - la trasmissione è risultata noiosa, almeno rispetto alle aspettative emozionali che si hanno quando si parla di Giganti.
Il sindaco Carrus ha dimostrato lungimiranza vantando il silenzio e l’equidistanza del Comune di Cabras in questi tempi di polemiche perché entrare in querelle ideologiche in momenti delicati come questo sarebbe stato controproducente. Giustamente l’importante è avere finanziamenti per fare di Cabras un gioiello mediterraneo ed aumentare esponenzialmente i già importanti 118mila visitatori che fino ad oggi, in soli cinque mesi, hanno ammirato i Giganti a casa propria. Con la chiara richiesta – però - di ottenere un valido centro di restauro in loco aperto anche ai visitatori. Cabras questo lo pretende e quasi certamente lo avrà.
Anche il sottosegretario Barracciu, oltre alla difesa della gara d’appalto che ha dato agli emiliani l’esclusiva sugli scavi, ha portato orgogliosamente in dote cifre a sei zeri (poco più di due milioni di euro) che, però, agli addetti ai lavori potrebbero sembrare persino un po’ risicate. Comunque è un inizio e sono soldi sicuri, per cui tutti d’accordo, a parte l’ex presidente Cappellacci che, appena finita la trasmissione parla su facebook di “mosche cocchiere” perché i due milioni della Barracciu sembrano essere quelli stanziati dalla giunta precedente da lui guidata. Vedremo chi ha ragione…
Dei Giganti, però, nemmeno l’ombra. Nemmeno i servizi in esterna di Marco Lai sono riusciti a stupire, a creare emozione e piacere intellettuale. Solo immagini di mucchi di terra, archeologi al lavoro, statue incellofanate caricate su pallet, discussioni accese tra portatori di interessi uguali e diversi: professor Zucca per l’Univesità Sarda e dottor Casagrande per il Ministero dei Beni Culturali. Discussioni che, nonostante le tranquillizzanti dichiarazioni in studio, non paiono essere sopite visto che prof. Zucca incredibilmente non ha presenziato - per non meglio precisati impegni – ad una ghiotta occasione mediatica in cui sarebbe stato l’assoluto protagonista. La sua voce è senz’altro mancata, e non è certo colpa di Emanuele Dessì.
Gaetano Ranieri, geofisico prestato all’archeologia, ci ha fatto poi sognare parlando di una “quantità strepitosa di strutture” presenti negli oltre sette ettari esaminati da lui e dalla sua equipe con l’innovativa termocamera dai sedici occhi, a fronte dei miseri 194 metri quadrati finora scavati, che comunque – come ha fatto notare Casagrande - tanto hanno già dato. Figurarsi cosa c’è la sotto. Ma, come lo stesso Ranieri ha rivendicato, non tutto deve essere fotografato da tutti e divulgato rapidamente, per cui le immagini di queste evidenze restano ancora tabù. Aspettiamo dunque, ma ci fa anche ben sperare il suo network internazionale di archeologi che ora è al corrente di una scoperta così grandiosa e ne vuole parlare anche oltre Tirreno e magari anche oltr’Alpe e oltre oceano… (dopo 40 anni chiamarla scoperta è un po’ irritante, ma fa sempre comodo).
Uno spazio doveroso è stato ritagliato anche per Alba Canu ed il lavoro insostituibile del Centro di Restauro di Li Punti che ha dimostrato come tutto, ma proprio tutto, andasse ricostruito a partire dagli oltre cinquemila frammenti recuperati (per un totale di cinque tonnellate di peso) e che, in fin dei conti, i quattro anni di restauro sono stati un risultato eccellente, persino più lusinghiero di ciò che sarebbe stato lecito aspettarsi.
Insomma, l’aspetto sociale, quello politico e quello didascalico-conoscitivo hanno caratterizzato questo primo vero approfondimento televisivo sulla grande statuaria sarda e di questo va dato atto al bravo direttore Dessì, che, oltre ad averci dato una panoramica molto esaustiva sull’attuale situazione di Mont’e Prama, è persino riuscito ad ironizzare (ma forse non tutti l’hanno capito) su alcune non risposte dell’on. Cossa che ha insistito sulla necessità di portare le statue all’EXPO 2015, ipotesi che la Barracciu ha prudentemente scartato preferendo il sistema di navigazione 3d delle statue messo a punto dal CRS4 e che, come molti intervistati hanno dimostrato, è una perla tecnologica quasi sconosciuta ai cagliaritani stessi.
E allora cosa è mancato a questa trasmissione? E' mancata a mio parere l'emozione, il silenzio, la musica, l'ammirazione verso l'oggetto del contendere, verso quei corpi poderosi.
Ma, alla fine, chi ha paura dei Giganti? La domanda del Direttore, non tanto retorica perché una risposta ovvia non c’era, non ha trovato risposte coraggiose.
Tutti hanno detto di non temerli. Io invece, che però non amo la politica e non parlo in tv, ho paura dei giganti. Del loro sguardo magnetico che potrebbe farci impazzire tutti come in “Profumo” di Suskind. Della loro ostentata inespressività che però contiene quello che sembra essere un vero sorriso. Un riso sardonico, forse. Un sorriso della vita di guerriero che doveva farsi beffe della morte. Ho paura della loro somiglianza con i bronzetti e della loro datazione.
Ho paura, però, soprattutto di una cosa: della strumentalizzazione di questa grandiosa bellezza da parte di chi, nell’ansia di ridimensionare d’ufficio tutto ciò che è sardo, non vede l’ora di lanciare accuse di revanchismo storico e di “archeosardismo”. Questi giganti esistono, signori, non se li è inventati nessuno per riscrivere la storia a suo piacimento. Allora, chi ha paura dei Giganti? 

 

 

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