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I NURAGHE DI SARDEGNA di Danilo Scintu 3^

È interessante notare questo assunto dell’arte e dell’architettura sardana, che si allineano ad una legge sacra della rappresentazione del divino.
Per le sue opere monumentali l’isola sarà considerata sacra e i fedeli, molti dei quali reduci da imprese memorabili o scampati alla morte, furono soliti offrire doni ex voto da custodire all’interno dei meandri labirintici del nuraghe.
Dalle centinaia di bronzetti ritrovati, per lo più modelli di persone in abiti militari e civili in genere offerenti, fa pensare ad un popolo appartenente a tutte le estrazioni sociali che facevano eseguire un calco e una fusione di un simbolo o di se stessi, da offrire a ringraziamento della divinità. Così abbiamo capi tribù e personaggi civili e militari, soldati, arcieri, fanti armati di tutto punto, cavalieri che cavalcano in piedi, pugilatori, donne e sacerdotesse, navi, da carico e da guerra viaggianti a vela senza l’ausilio di remi.
 

Un intero popolo di bronzo che racconta per la prima volta dettagliatamente un popolo reale veramente esistito nella preistoria d’Europa (de Palma 2005). Conoscere tanta sublime arte prodotta 3300 anni fa in Sardegna, permette di avere un quadro del mondo nuragico e dei contatti sostenuti con le diverse parti del mondo. Soprattutto con le aree atlantiche dell’Europa settentrionale dell’Irlanda e con i popoli Celti del centro Europa, che tanto somigliano alla cultura Sardana per tipo di abitazioni in pietra, per costumi di vita e per l’abbigliamento adottato.

I grandi complessi turriti.
La grande ricchezza prodotta col commercio del bronzo non influenzò solo la statuaria bronzea e lapidea nascente, ma anche l’architettura effettuò un forte balzo in avanti; infatti, invece di costruire nuovi nuraghi monotorre si intraprese un accrescimento dei nuraghi esistenti, circondandoli di nuove torri e cortine murarie e moltiplicando l’operato di molte volte. Solo una ricchezza consolidata e crescente potè consentire tale slancio edificatorio e tale elaborazione artistica delle opere.
Di massi ciclopici sono realizzate anche le addizioni che costituiscono i nuraghi polilobati. Questi sono veri e propri complessi architettonici, formati da più torri perimetrali poste a perimetro della torre principale: il monotorre, raccordate da muri ad andamento retto o curvo. La loro forma varia per dimensioni e numero di “lobi”. Essa passa dalla tipologia del Bilobato come il nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu, al Trilobato del nuraghe Santu Antine di Torralba.

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Vi sono anche forme Quadrilobate come Su Nuraxi di Barumini e Pentalobate a cinque torri di cortina come il nuraghe Orrubiu di Orroli. Ad oggi si conosce solo un esempio di nuraghe decalobato con dieci torri di cortina attorno alla torre principale, come il nuraghe s’Uraki di S. Vero Milis, tutti però assumono svariate forme e dimensioni. Di questi complessi, particolarmente interessanti sono le geometrie di pianta poiché riproducono ancora una volta simboli come il cerchio, il triangolo, il quadrato o il pentagono, riconducenti al dualismo fra la terra ed il cielo, mandala caricati dal simbolismo cosmico della Dea e dagli allineamenti astronomici.
Al nuraghe polilobato si accede generalmente da un ingresso posto in asse all’accesso della torre principale. All’interno dipartendosi dall’ingresso, corridoi voltati a carena di nave o architravati conducono a camere laterali che non presentano grandi nicchie, ma sequenze di strette finestrelle verso l’esterno. Anche le camere laterali sono coperte da una volta ad ogiva, ma di fattura e dimensioni inferiori rispetto alla volta della torre principale.
Sistemi di scale o rampe, conducono a livelli e piani superiori realizzando spazi interni ricavati all’interno dei grossi muri di perimetro. Se pensiamo alla loro architettura dalla funzione marcatamente sacra, si comprende come l’edificio a volte anche di alcune migliaia di metri quadrati, fu a suo tempo un organismo legato alla tumulazione e al rito religioso e successivamente venne dotato di numerosi ambienti accessori. Questi luoghi posti sul perimetro di un piccolo cortile erano destinati alla produzione farmaceutica, alla degenza dei malati, oppure destinati alla fusione del bronzo o alla tessitura, erano comunque luoghi necessari per assolvere alle necessità del popolo che li eresse, una sorta di monastero – ospedale ove cure e riti erano volti alla guarigione o alla risoluzione dei malanni dell’uomo.
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