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Perché Nurnet può essere utile alla Sardegna e perché parteciparvi. 1

Basta leggere l'editoriale di Gianni Filippini dell'Unione Sarda di oggi per comprendere quanto profondo sia il senso di scoramento che pervade l'intera società sarda.

Quando una società perde la prospettiva di un migliore e possibile  futuro  può dirsi definitivamente soccombente agli agenti patogeni che ne determineranno la disintegrazione verso un ciclo di evoluzione incontrollata.

Può andare bene e produrre qualcosa di meglio di ciò che è, però la legge dell'entropia, o la legge di Marphy ("Se qualcosa può andar male andrà male") , dicono che al peggio non v'è limite, per cui esiste una buona ragione per tenersi in campo con vitale desiderio di miglioramento.

 Nurnet nasce dall'evidenza che i programmi sin qui attuati non hanno risolto i problemi della:
•     Carenza di presidio genericae, in particolare, del patrimonio unico, e non esistente in nessun'altro luogo al mondo, riferito alle civiltà pre-nuragiche e nuragica.
•     Carenza di conoscenza della storia della Sardegna e della relativa assenza del suo insegnamento nelle scuole nazionali.
•     Brevità della stagione turistica conseguente perdita di opportunità economiche;
•     Non sufficiente valorizzazione, a questo fine, del patrimonio archeologico;

Senza alcun fondo polemico, di critica. Senza alcuna volontà conflittuale e senza volersi sostituire nel ruolo degli archeologi o degli altri operatori culturali, si è tuttavia ritenuto che la partecipazione diffusa e dal basso possa generare quel di più di cui si sente necessità.
Nella neghittosa polemica, fra osteggiatori della cosiddetta mitopoiesi, prevalentemente appartenenti al novero degli studiosi classici, e i gruppi accusati di voler forzare i racconti e la storia per creare miti, credenze, situazioni paesaggistiche, più attraenti e fascinose, noi, senza timore ci schieriamo fra i secondi.
Non certo perché vogliamo mistificare la storia e l'archeologia ma semplicemente perché riteniamo che le essenze dei paesaggi vadano ben oltre il mero racconto della ceramica, della datazione precisa o dell'individuazione di dati certi.
Il visitatore ama sognare e non v'è alcuna ragione al mondo per cui noi glielo dobbiamo negare.
Nurnet sta cercando, con le difficoltà tipiche dei programmi non profit, di realizzare il Geoportale del patrimonio: La rappresentazione diretta e interattiva della vastità e della distribuzione del lascito di queste civiltà. Questo a tutt'oggi non è censito o, quantomeno, non lo è con tecniche di comunicazione moderne, digitali ed espandibili. Con livelli tematici collegati ai molteplici temi del paesaggio, su cui poter sviluppare, naturalmente e con appropriate implementazioni ulteriori, quelle inferenze di cui dicevamo prima.
Nurnet pertanto si rivolge alle guide turistiche e agli appassionati ancor più che agli archeologi strettamente intesi. Sono loro che hanno l'interesse a sviluppare questa economia e a trovarvi occupazione. Gli altri, per quanto possano dire di avere interesse, spesso e in realtà non se ne preoccupano, perché già hanno di che vivere, scavare, studiare, e in qualche modo si sentono anche investiti del ruolo di tutori della purezza del verbo scientifico e dello stesso patrimonio. Tutto ciò, nella nostra realtà e in questa fattispecie, appare più dannoso che altro.
Non siamo pochi in Nurnet, ma non siamo abbastanza, e abbiamo bisogno dell'apporto di tutti perché questa impresa è una scommessa e non è di poco conto.
Lavoriamo quindi per la conoscenza e per offrire una opportunità in più alla maglia economica che è giusto creare attorno a questi elementi di valore … non valorizzati.

Antonello Gregorini

Nell'immagine il panorama da Tàmuli, Macomer

 

 

 

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