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Sconto e indotto: prima parte

di Nicola Manca
Quando lo sconto vale più della creazione dell’indotto.
Prendo spunto da una recente questione che, alla ribalta della cronaca, mi ha scosso per alcuni giorni.
Ormai è noto il fatto che sia stato affidato il compito di “recupero, indagine scientifica e valorizzazione delle aree archeologiche di Tharros e Mont’e Prama” a una ditta emiliana. Per carità, magari una ditta eccellente. Tuttavia, la cosa mi ha fatto , sinceramente, storcere il naso al di là del mio campanilismo. Come prima cosa, di riflesso, sono andato a leggere il bando pubblicato nell’apposita sezione del MiBACT (CIG 581349362F) per vederci più chiaro: il risultato è stato che oltre ad aver storto il naso ho anche strabuzzato gli occhi. “Tipo: Procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, ex. Artt. 57 …” e ciliegina sulla torta “Note: si informa che trattasi di procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando in corso di espletamento, per la quale – udite udite – sono già stati individuati gli operatori economici invitati alla gara”.
Ora, io parto sempre dalla buonafede delle persone e non mi schiero in modo aprioristico verso qualcosa o qualcos’altro. Lo stesso dicasi per il mio approccio alla sovrintendenza che, mi limito a giudicare (negativamente, sia ben inteso che non le farò un plauso) per questo atto nel quale riesco a guardare – magari errando ma lascio questo giudizio al lettore – in termini di ricadute economiche.
Lo scopo di riesumare questo episodio è da ricercarsi nel fatto che la storia di uno può essere la storia di altri, cambiandone semplicemente attori e contesto, non significato. Non è certo quello di puntare il dito su qualcuno, dopo tutto sbagliare è lecito e solo chi fa sbaglia. Mi preoccupa invece la possibilità di perseverare.
Dunque mi pongo una serie di domande: possibile che lo sconto valga più in termini di affidamento delle esternalità positive che un’impresa locale può creare sul territorio? Possibile che in un paese che si definisca democratico non si indica un bando pubblico (e se io avessi costituito ieri la più grande società di recupero con i migliori archeologi, geologi, architetti ecc.?)? E soprattutto che in un paese democratico si faccia una selezione ex ante, invitando chi si vuole? Possibile infine che non si possa lavorare coordinati con l’università che di camicie ne ha sudato sette in quello scavo?
Sono questioni che mi fanno rabbrividire e per le quali articolerò il mio dissenso verso l’approccio dell’affidamento al prezzo più basso.
Primo punto: sconto vs ricadute sul territorio. Una gara generalmente si affida valutando un’offerta economica al ribasso. Quindi io affido un lavoro che vale 100 a un’azienda estera (rispetto al territorio sardo), pago in un conto “estero” e le uniche ricadute sul territorio, in termini economici, saranno una piccola aliquota di 100 mentre il resto verrà preso e portato via e speso altrove.
Viceversa, ipotizzando di pagare un’azienda locale si andrebbe ad aggiungere un piccolo – piccolissimo se volete – tassello volto ad arginare una disastrata situazione lavorativa regionale, del quale non sto a pubblicare i dati ma che sono facilmente reperibili su istat.it. Sarebbe un’inezia ma una grande marcia inizia da un piccolo passo. Piccolo, non grande.
Affidare a un’azienda locale vuol dire che dei 100, “presumibilmente” 90 saranno spesi in Sardegna (in cui ricordo che siamo in recessione secondo Bankitalia). E poi?
E poi coloro che li avranno incassati, in percentuali differenti, ci pagheranno le tasse e ancora una volta spenderanno il loro restante 90% in Sardegna, e così via.
Quindi questo piccolo gesto di affidamento responsabile genera benefici non solo per l’azienda che li incassa, ma per tante altre realtà. E la storia finisce così? No se ci ricordiamo di essere una regione a Statuto Speciale, il cui articolo 8 racconta come siano composte le tasse spettanti alla regione: sono 11 punti fra i quali si citano i 7/10 del gettito sulle imposte sul reddito delle persone fisiche, giusto per fare un esempio concreto.
E questi soldi posso creare programmi di sviluppo locale, valorizzazione del territorio, formazione, cultura. E invece NO! Lo sconto è meglio, è immediatamente tangibile. Solo un visionario come Einstein poteva affermare che “non tutto ciò che conta può essere contato e non tutto ciò che può essere contato conta!” Quindi, dato che si tratta di un visionario, conta solo ciò che possiamo immediatamente quantificare. E delle ricadute, dell’effetto domino, della desertificazione di un territorio arido per il quale ogni piccola goccia d’acqua vuol dire speranza, di tutte queste cose ce ne freghiamo.
Trovo incredibilmente ingiustificabile questa poca lungimiranza, come se il futuro fosse una fotografia (sconto) e non un film (indotto).
Nell’immagine: Monte ‘e Prama (foto Mibact)
 

 

 

 

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