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Sconto e indotto: seguito

di Nicola Manca
Secondo punto: l’affidamento senza bando pubblico individuando aprioristicamente i candidati ideali.
In pratica, si sta dicendo: io conosco tutti i possibili candidati, anche quelli che si sono formati fuori, che magari sono bravissimi ma non hanno mai avuto rapporti con me. Conosco perfettamente l’universo dei papabili concorrenti, conosco le offerte economiche che avrebbero presentato ma che non gli ho permesso di farlo. Conosco quanto si siano formati nel tempo trascorso dal nostro ultimo rapporto al giorno dell’indizione del bando... Sarei curioso di sapere cosa avrebbero pensato Hempel e Popper in merito a questa conoscenza universale, John Stuart Mill in merito al non dar spazio alle minoranze o a coloro che vivono in condizioni più disagiate rispetto ad altri (e la condizione di insularità, fintanto che non ne faremo un punto di forza, sarà una penalità). Personalmente cercherei un profilo più basso rispetto alle dichiarazioni di onniscienza. Anche perché l’articolo 57 c.6 d.lgs 163/2006 citato parla di individuare almeno 3 operatori: non parliamo di teoria dei grandi numeri e teorema del limite centrale di Lindeberg. Parliamo di almeno 3, scelti secondo il criterio del prezzo più basso. E qualora invece non si conoscano tutti – come penso – avrei mantenuto un profilo ancora più umile lasciando spazio al dubbio che “forse” alla selezione avrei potuto escludere qualcuno bravo. Qualche nuova realtà formata da un connubio di giovani formati e operatori esperti, che magari è lecito non avere in rubrica. No, qui si preferisce addossarsi una colpevolezza potenziale, pur di non dar spazio a tutti e tendere una mano alla realtà isolana.
Punto tre: o noi o loro.
Perché non si riesce a lavorare in modo coordinato con l’università? Possibile che a fronte di sempre maggiori tagli alla cultura, debba arrivare a ricordare che Socrate insegnava ai suoi allievi all’aperto? Possibile che non si capisca che all’università non sono necessari per forza super computer, aule di design ecc? Penso che la qualità della ricerca, della didattica, si avvantaggi notevolmente con la collaborazione, gli studi sul campo, il coinvolgimento di tirocinanti, di giovani entusiasti che avrebbero la possibilità di lavorare al fianco di esperti per arricchirsi con un modello non formale e ortodosso ma capace, forse, di stimolarli maggiormente. Invece vige un aut aut. O noi o loro. Pacca sulla spalla e avanti il prossimo, alla faccia del riconoscimento e della gratificazione. Se è vero che il quarto principio dell’economia dice che gli individui rispondono agli incentivi, la prossima volta credo che molti se ne staranno a casa, con l’ennesima sconfitta di questa terra e di tutto il suo popolo.
Oltretutto, mi sembra ma anche qui lascio il beneficio del dubbio, che questa metodologia sancisca, ancora una volta, un’incapacità da parte dei Sardi di svolgere alcuni lavori e una grande maestria da parte degli altri. ANCORA??? Prima erano i Fenici, poi i Romani, poi i Savoia, ora di nuovo con questa storia? La storia si dice sia ciclica, non iterata solo per ciò che si vuole. Mi sembra sia il caso di finirla. Per il bene dei Sardi, della nostra Terra e anche dei Giganti.
Questa esterofilia dura da troppo tempo. Non guardatela come un sentimento di chiusura nei confronti del mondo ma come di potenziale sviluppo per una terra che, se capace di sostenere il proprio popolo, avrà grandi energie per relazionarsi col mondo. Si tratta di usare una strategia lungimirante, di prospettiva e dagli effetti moltiplicativi, che dia la giusta riconoscenza ai tanti sardi che si impegnano, si formano e che hanno voglia di fare, non di voler chiudere la porta a is strangius, con l’augurio che questo sia l’ultimo episodio, ma ahimé ne dubito.
Codice appalti:
http://www.codiceappalti.it/Art._163._Attivita_del_Ministero_delle_infrastrutture_e_dei_trasporti.htm
Statuto regione:
http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_19_20130702114845.pdf
Analisi dati mercato regionale:
http://www.visposrl.it/
 

 

 

 

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