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Monte Claro

di Giorgio Valdès
Nel link allegato è riportata l’intervista all’archeologo e socio Nurnet Nicola Dessì, scopritore, nell’area del colle di Monte Claro a Cagliari, di una struttura di probabile epoca nuragica. Lo stesso colle, come noto, ha dato il nome all’omonima cultura, diffusasi in tutta la Sardegna intorno alla seconda metà del III millennio a.C. (Eneolitico o Età del Rame).
Di questa cultura ha riferito in particolare Enrico Atzeni in diversi suoi scritti. Nel libro “Le Genti di Monte Claro”, edito nel 2010 a cura di Silvia Ledda, lo stesso archeologo si sofferma sinteticamente sulla preistoria di quel periodo, in area cagliaritana, da cui abbiamo estratto alcuni tra i brani più significativi:
“Avviata fin dall’Ottocento ma perseguita sistematicamente nel secolo successivo a partire dal secondo dopoguerra, l’indagine paletnologica restituisce nell’ambito urbano e nel circostante entroterra al centro del Golfo degli Angeli, cospicue e talora fondamentali tracce di vita preistorica: riaffiorano insediamenti in grotta e stazioni all’aperto dislocati sulle bianche eminenze rocciose, sui bordi delle vaste lagune, lungo i sabbiosi cordoni litoranei. Gli stanziamenti attestano –fin da circa 8000 anni fa- le forti attrazioni e i condizionamenti di un ecosistema naturale e di un ‘habitat’ a felice vocazione marinara. Tra il VI e il I millennio a.C., sull’’excursus’ crono-culturale della civiltà protosarda, essi articolano, lungo la fascia costiera cagliaritana, antiche fasi preistoriche Neolitiche (L’età della pietra levigata e delle prime società agricole) ed Eneolitiche (l’età del Rame o dei primi metalli e delle emergenti ideologie megalitiche ‘prenuragiche’), e quindi in successione le tappe protostoriche del Bronzo e del I Ferro (le età della straordinaria fioritura architettonica ‘nuragica’). La restituzione dei primitivi nuclei cagliaritani, precipuamente dediti alla pesca e alle attività marinare, e dei proliferanti villaggi capannicoli dell’hinterland campidanese, offrono all’archeologia basilari fossili guida per lo studio della più antica storia insulare e dei coevi sviluppi della civiltà occidentale mediterranea ed europea. Particolare e crescente interesse, per la sua stratigrafica interposizione tra le ancestrali fasi dell’età della pietra e i successivi eclatanti momenti del ciclopeismo nuragico, riveste oggi in città e nell’Isola la cultura cosiddetta di Monte Claro (…). Scoperta inizialmente a Cagliari nel 1905, sull’eponimo colle dell’ospedale psichiatrico provinciale –invero già apparsa alla fine del secolo precedente nelle stratificazioni della Grotta di S.Bartolomeo (…) – ma poi meglio definita a partire dagli anni ’50 a seguito dei sorprendenti ritrovamenti negli adiacenti quartieri urbani di La Vega e Sa Duchessa, e quindi con le ricerche via via ulteriormente estese alla circostante area metropolitana, l’importante cultura preistorica di Monte Claro ben s’inquadra ora nelle fasi centrali dell’Eneolitico che il C14 propone tra il 2700 e il 2200 a.C. (…). In sintesi la Cultura di Monte Claro appare oggi diffusa in tutta la Sardegna – e con varianti di ‘facies’ regionali – a monte della Civiltà Nuragica del Bronzo, con forti concentrazioni nel meridione, specie nella Marmilla e nei Campidani, durante la seconda metà del III millennio a.C. “…”A Cagliari, in particolare nei rioni La Vega e Sa Duchessa le emergenze “Monte Claro” denunciano – pur attestate su ancor poche tracce degli affioramenti abitativi – la presenza di un denso insediamento umano, nella delimitazione, in terreni un tempo ricchi di risorgive, di una vasta area cimiteriale al momento compresa tra la Casa dello Studente, la via Basilicata, la via Trentino, documentata dagli sparsi raggruppamenti di sepolcreti a tombe mono o pluricellulari di singolare architettura ipogeica, con profondi pozzi d’accesso centralizzati su rotondeggianti camerette ‘a forno’. Le necropoli, di notevole interesse antropologico e paletnologico, restituiscono rituali funerari a inumati in deposizioni primarie singole per lo più rannicchiate sul fianco sinistro o multiple e in raggruppamenti familiari, inusitati su letti a banconi perimetrali di più allargate camere, talora dai battuti pavimentali a denso strato di argilla rossa centralmente contrassegnati da focolari in rotonde e profonde coppelle e da corredi d’accompagnamento funebre ricchi di ceramiche e con oggetti d’ornamento ed elementi metallici (…).”
Nelle immagini, tratte dal libro: pianta e sezione di una tomba sita in corrispondenza della Via Basilicata, una olletta biansata e un boccale rinvenuti tra i corredi funerari della stessa tomba.
https://www.youtube.com/watch?v=GveLWEXXMAE
 

 

 

 

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