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Dell'accesso ai monumenti di proprietŕ privata

Rubrica legale dell'avvocato Antonio Leoni 3^

Nel primo articolo di questa rubrica si è dimostrato come gli immobili di interesse archeologico possano tranquillamente appartenere ai privati. Per tale motivo tanto è privo di fondamento il comune convincimento secondo il quale la natura culturale di un bene ne determina per forza la proprietà in capo allo Stato o ad altro Ente Pubblico, quanto anche quello secondo il quale la stessa natura farebbe sorgere dei diritti in capo alla generalità dei potenziali fruitori in tema di accesso.

In relazione ai beni di interesse storico e artistico, il Codice Civile fa un generico rimando alle disposizioni delle relative leggi che, attualmente, sono principalmente rappresentate dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Il detto codice si occupa di accesso ai fondi contenenti beni culturali in due soli articoli ed esattamente all’art. 38 e all’art. 140. Il primo stabilisce che i beni culturali dei privati che siano stati restaurati o sottoposti a interventi conservativi col concorso dello Stato nella spesa o per i quali siano stati concessi contributi, devono essere resi accessibili al pubblico con modalità da stabilire mediante convenzioni tra proprietario e Ministero; il secondo prevede che possano essere assoggettati a visita da parte del pubblico i beni di interesse artistico, storico, archeologico ed etnoantropologico che rivestano interesse eccezionale, tale essendo quello dichiarato con apposito atto del Ministero.

E’ dunque scontato che, al di fuori delle due particolarissime ipotesi previste dalla normativa appena esaminata, per l’accesso ai monumenti di proprietà privata debba farsi riferimento al principio generale in tema di proprietà fondiaria e cioè a quello secondo il quale il proprietario può vietare l’accesso di estranei nel proprio fondo.

Detto principio, peraltro, subisce un’importante deroga in tema di attività venatoria giacchè nello stesso Codice Civile si stabilisce che il proprietario del fondo non può opporsi all’accesso per l’esercizio di detta attività a meno che questo non sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia, cioè con un una recinzione o un muro alto almeno un metro e venti. La visita ai monumenti archeologici è tutt’altro che un’attività di tipo venatorio sicchè è evidente l’erroneità del comune convincimento secondo il quale l’accesso ai fondi privati sarebbe consentito quando non sia presente un muretto alto almeno un metro e venti essendo, invece, sufficiente a renderlo illecito il fatto solo che sia chiuso o vi sia un espresso divieto.

Per completezza deve dirsi come l’ingresso abusivo nei fondi altrui chiusi da recinti, fossi, siepi vive o altri stabili ripari sia punibile anche penalmente, a querela della persona offesa, con una multa fino a € 103,00 irrogata dal Giudice di Pace a seguito di processo; questo almeno alla data odierna visto che il reato in questione è nell’elenco di quelli che le prossime riforme dovrebbero depenalizzare ancorchè, non perciò solo, rendere lecite.

Il nuraghe Crabia, Bauladu, Or, interno a un vasto pascolo privato e ben visibile dalla s.s.131

Dato per scontato che il proprietario che dovesse trovare sul proprio terreno un estraneo che si limiti ad ammirare o fotografare un nuraghe o una domus de janas non potrà certo sparargli nè trattenerlo contro la sua volontà (in tali ipotesi sarebbe lo stesso proprietario ad incorrere in reati ben più gravi e suscettibili di arresto) e che difficilmente vengono sporte querele per condotte così inoffensive, a colui che si accinga ad introdursi in un terreno privato deve raccomandarsi sempre il buon senso, il rispetto per le coltivazioni o gli animali presenti e la lealtà nel dichiarare i propri intendimenti qualora si venisse colti all’interno poiché tali comportamenti corretti non solamente evitano malintesi e incidenti ma spesso offrono l’occasione di creare amicizia e ottenere ospitalità.
Antonio Leoni, avvocato