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NURNET 2015: Il cuore di Elis. Balentža per Custodia Dei Commons: Marranža contro Bardanža.

di Antonello Gregorini

ANTONIO PIGLIARU " ricava l'esistenza di tutta una serie di norme di comportamento millenarie vincolanti e imperative -la balentia, l'onore - a cui tutti dovevano conformarsi perché regolavano l'ordine e la convivenza sociale." (1)
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Sa balentìa è la virtù che consente all'uomo barbaricino, al pastore barbaricino di resistere alla propria condizione, di restare uomo, soggetto, in un mondo implacabile e senza speranza nel quale esistere è resistere: resistere ad un destino sempre avverso, nell'unico modo in cui ciò può esser fatto salvando se non altro la propria dignità umana: a fronte pàrada, come abbiamo già veduto, se in ogni modo tutto è meglio che questo vivere così, che è il vivere quotidiano del pastore barbaricino, dell'uomo barbaricino. (2)
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... la reciprocità, sia nel bene che nel male, è un valore fortissimo in Barbagia. Essa rappresenta l’ossatura del contratto sociale e serve a ridurre l’incertezza dell’esistenza, a regolarla con vigore. Ognuno sa che gli obblighi sociali sono reciproci e il loro adempimento risolve il problema della sicurezza meglio di quanto faccia l’accumulazione individuale dei beni. Nelle piccole comunità dove l’impronta barbaricina è rimasta pressoché intatta, lo scambio non si presenta come transazione commerciale, ma come dono reciproco. (3)

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Eccoci qui, con Elis e tanti altri, noi di Nurnet, a fine 2014, a fare la Guardia ai Giganti. Nelle ore trascorse lì ho cercato un senso culturale per ciò che stiamo facendo. Ve n'è diversi ma quello che a me appare più significativo è il concetto di BALENTIA. Le citazioni sopra riportate offrono una panoramica di grandissima sintesi del significato di questa parola nella cultura sarda: essa sembra permeare le relazioni.
Nella vulgata anni 70 la parola purtroppo assunse delle accezioni negative e "su balente" venne assimilato al bandito. Poi il bandito diventò tagliatore di orecchie e tutto il senso di prestigio e onorabilità, di valore, appunto, che la balentia esprimeva si volgarizzò tristemente.


Il balente come guerriero protettore della propria comunità e dei beni comuni è la prospettiva che più mi preme far risaltare. Cosa è stato, se non questo, il gesto di Elis che la notte di Natale prende e va, da solo, a far da guardia al "Viale dei Giganti" lasciato incustodito dalla pubblica amministrazione. Dopo vent'anni di emigrazione nel nord italiana, questo barbaricino, deve aver sentito il richiamo dei geni e, messo da parte il proprio lavoro, è rientrato alla ricerca di un senso più profondo del suo agire, della sua esistenza. L'ha trovato nel compimento di un'azione di cura del BENE COMUNE, qui inteso nelle due accezioni di bene materiale (il patrimonio archeologico) e immateriale (la storia, la cultura).
E mentre alcuni, pur pagati per questo, sono andati in ferie, altri, festosamente, ma non troppo, hanno sentito il richiamo del dovere civico, LA BALENTIA, appunto: l' agire frutto della passione e del senso civico contrapposto allo sterile dibattito sulle competenze e sull'apporto finanziario. 
L'approccio al problema è duplice, perché da un lato le istituzioni, siano esse Sovrintendenza, Università ed Ente locale, pensano subito al sistema per acchiappare risorse, che poi saranno spesso utilizzate malamente, come per l'affitto oneroso dei containers, mentre, dall'altra, c'è chi agisce immediatamente, sapendo di non poter ottenere alcunché, ma consapevole di tutelare l'interesse comune.
Questo può essere il senso di tutto il progetto Nurnet: agire per dare un senso migliore all'esistenza dei Soci, della Fondazione; della Comunità Sarda, di là da ogni diretto e personale beneficio.

Un modello di sviluppo per la Sardegna, prendendo spunto da Antonio Pigliaru a favore del figlio Francesco.

(1) http://gianfrancopintore.blogspot.it/2009/10/e-la-balentia-fu-confusa-con-la.html
(2) http://www.sufueddu.org/fueddus/inculturazione/06_cultsarda_piste_Pigliaru_pessimismo.pdf
(3) Le regole della balentia di Valeria Gentile

 

 

 

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