down-arrow   I Monumenti adottati  



NEWSLETTER
Tieniti aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

> Leggi informativa sulla privacy




La necessitŕ di un presidio in memoria di Francesco Nicosia

Prof. Lorenzo Scano - Insegnante di lettere al liceo classico di Sassari - ambientalista e animatore civico

Nel dicembre 2003 il Prof. Francesco Nicosia, soprintendente per le antichità di Sassari e Nuoro, nonché direttore del Centro di Restauro di Li Punti Sassari, mi coinvolgeva nella sua decisione di prendere in carico, per il necessario restauro, dei frammenti delle statue di Monti Prama che da quasi 30 anni giacevano in un sottoscala cagliaritano.
Di seguito preparavo per l' on. Luca Deiana l'ordine del giorno del Consiglio Regionale del 4/12/2003, con il quale si prospettava la presenza di un'immagine delle statue come logo per le Olimpiade di Atene 2004, previo accordo con la Direzione del Museo Nazionale di Atene.
La questione veniva così a conoscenza di tutta la comunità: crollava miseramente la teoria consolidata del nanismo delle figure umane e dell'isolamento culturale della Sardegna per tutto il periodo nuragico.
Si sviluppò una grande indignazione nel mondo culturale per l'abbandono trentennale di questi reperti, e l'Associazione Temporanea di Scopo nata per nostra iniziativa, con regolare contratto, promosse una campagna stampa iniziata nel giornale l'Obiettivo di Quartu e con successiva risonanza nazionale ed internazionale.
L'azione di Francesco Nicosia operava dunque insieme con noi uno sfondamento nella cortina dell'ottusa burocrazia, per la quale si prospettava il tremendo rischio di perdere, al di là della salvaguardia che ad essa spetta, l'usufrutto, il possesso e la discrezionalità sui preziosi reperti.
Grazie al rapporto professionale da me intrattenuto con un'industria privata (Endesa ndr), furono procurati i fondi utili per collegare il centro di restauro con la Soprintendenza, nonché bastevoli per il trasporto dei reperti, effettuato con grande difficoltà e, non ultimo, un inopportuno blocco stradale.
I reperti giungevano così a Li Punti, polverosi e con targhette ormai illeggibili di carta di quaderno fissata a scotch.
Nel frattempo per i 30 lunghi anni il sito, dopo l'asportazione tumultuaria dei reperti, senza datazione radiologica né trincea stratigrafica, era abbandonato al saccheggio ed all'incuria che portò, fra l'altro, alla sparizione di molti reperti.
L'imbarazzo dei responsabili di questo sfacelo, alcuni dei quali vediamo aggirarsi intorno al sito ed ai finanziamenti che aleggiano su di esso, fu tale da ipotizzare un'antica discarica di vecchie statue mentre si rilasciavano interviste penose su notti di tempesta con la mano di un docente che casualmente si posava sull'antica pietra; al contrario è noto che fu un agricoltore a scoprire i reperti.
E' triste constatare che nulla può oggi porre rimedio ai danni procurati dall'incuria e dall'imperizia.
Arrivò il momento del denaro: 1,2 milioni di Euro solo per la prima annualità, stanziati dalla Regione Sardegna (Soru ndr) per reperti che necessitano solo di paste calcaree, ed in presenza di 34 operatori di restauro già pagati dallo Stato e volutamente sotto utilizzati.
Naturalmente, mentre l' ATS costituita per procedere al restauro e alla valorizzazione dei reperti veniva tenuta in non cale, così come la datazione da noi operata, e così come i contratti e gli affidamenti di incarico che il prof. Francesco Nicosia aveva stipulato non certo a suo nome personale, egli stesso veniva incriminato con un pretesto ed assolto solo poco prima della sua morte.

Noi non solo continueremo a proteggere i Tesori del nostri passato dall'ottusità inefficiente e dalla ignoranza, ma proponiamo qui per il prof, Francesco Nicosia, perché artefice dellOpificio della Pietra Dura, perché valorizzatore dei Bronzi di Riace, perché fondatore del Centro di Restauro stesso, una medaglia al valore civile per la memoria.

E stato per me un grande onore lavorare con lui: riscoprendo i reperti di Monti Prama abbiamo piantato insieme una grande quercia.
Dalle sue foglie esala il profumo della cultura, che è ossigeno per gli uomini che la coltivano.
Poi ci sono i frutti: le ghiande. Come tradizione, vengano pure mangiate dai maiali.