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Mont'é Prama. Le ragioni della Soprintendenza, le ragioni della Sardegna e dei Sardi

di Antonello Gregorini

La soprintendenza per le province di Cagliari e Oristano ha risposto alla richiesta di maggior tutela per il sito di Mont'é Prama inoltrata da un cittadino tramite e.mail.

"nessuno più di questa Soprintendenza conosce i rischi che minacciano il patrimonio archeologico della Sardegna. Tuttavia si è tenuti a svolgere la propria attività nel rispetto delle norme e con piena responsabilità nell'utilizzo delle risorse disponibili.

In generale, questa Soprintendenza non dispone di personale interno di custodia né di fondi per l'affidamento di servizi di vigilanza dei siti archeologici, che del resto sono consentiti solo nei siti ad essa espressamente consegnati.

Nel caso specifico del sito di Mont'é Prama, che com'è noto è di proprietà ecclesiastica, il servizio di vigilanza è stato istituito, con oneri a carico del progetto di ricerca congiunto di questa Soprintendenza e dell'Università di Sassari, esclusivamente per il periodo di esecuzione dello scavo archeologico, fino al recupero delle sculture rinvenute e alla conclusione dell'indagine delle tombe.

... segue argomentazione riguardante l'impossibilità che i tombaroli possano esercitare la loro nefasta azione sul sito per ragioni logistiche e la presenza della sorveglianza delle forze dell'ordine disponibile (sunto Nurnet)...

Si sottolinea che questa Soprintendenza è invece impegnata a realizzare, anche in collaborazione con il comune di Cabras e con la Regione Sardegna, le opere di protezione di propria competenza, con una recinzione solida e permanente e un umpianto di videosorveglianza, per le quali è in corso l'acquisizione delle varie autorizzazioni.

Le ragioni esposte dal Soprintendente sono, a mio avviso, tutte comprensibili, giustificanti e di buon senso.
I fatti pregressi riguardanti i Giganti ma tutta l'archeologia sarda in generale meriterebbero invece ben altro.
Nella lettera si avverte, ancora e  tuttavia, la mancanza di una strategia e di un Piano che miri a risolvere i problemi della carenza di informazioni e presidio su tutto il patrimonio archeologico sardo.
A nostro avviso questo può essere scritto solo ricercando la partecipazione di tutti gli interessati, operatori professionisti, anche volontari e appassionati, uniti in maniera organica. Ricercando fondi anche attraverso il partenariato pubblico privato; gestendo le attività con la massima trasparenza e con capacità di comunicazione; compilando il geoportale del patrimonio perché chiunque, da qualsiasi parte del mondo, possa facilmente comprendere quale fosse l'importanza e la dimensione delle Antiche Civiltà Sarde, pre-nuragiche e nuragiche; creando una rete di presidio e affermazione della conoscenza che veda un nodo in ogni comune. 
A mio avviso il progetto NURNET offre in questo senso qualche spunto. Tutta la nostra produzione, il geoportale, la rete di partecipazione è nella totale disponibilità delle istituzioni o di chiunque andasse nella direzione sopra indicata e mirasse a valorizzare l'unicità archeologica favorevole alla promozione della Sardegna nei mercati del turismo globale.
Il compito di tutti, ma proprio di tutti, in questo momento, è quello di "far confluire questa popolarità dell'archeologia sarda" in un Piano di Sviluppo volto al beneficio pubblico.
La Regione ha la possibilità, sancita dallo Statuto di Autonomia, di formulare norme e politiche che accrescano e implementino dei Piani di tutela e valorizzazione dei BB.CC.
Non ci si sottragga. La classe dirigente chiamata e delegata a scrivere e realizzare questo programma operi pertanto in questo senso.