down-arrow   I Monumenti adottati  



NEWSLETTER
Tieniti aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

> Leggi informativa sulla privacy




Un film sardo sino al midollo ma, taroccato in italiano. Perché?

di Antonello Gregorini

 

 Stasera al Lazzaretto si proiettava un film per bambini, e adulti, ambientato nella Sardegna rurale di inizio secolo, povera, fra bambini che lavoravano in campagna e vivevano fra folletti e maghe del bosco.
I lavori di casa, il camino, su Muttadori (il male) che notte tempo, chiede al bambino di rubare prima un orologio del fattore, poi 80 lire dal taschino della giacca dello zio. La storia si conclude con la vittoria del bene sul male e con un bambino che sceglie l'onestà alla ricchezza e diventa, a sua volta, un bravo nonno che può raccontare la storiella morale al nipote, davanti a sa ziminera.
Il film è sardo sino al midollo, nelle fisionomie, nei paesaggi, negli accenti, nella grammatica, nelle tradizioni rurali e ... nella povertà. A mio figlio e a me è piaciuto, così come agli altri spettatori.
Ha un difetto, però. E' recitato in italiano e ciò crea un fondo di falsità.
Al termine del film ho incontrato il simpatico, gentile e giovane regista. Gli ho esposto le mie perplessità e gli ho consigliato di farne una versione vera.
M'ha detto che il film è già stato sottotitolato o tradotto in inglese.
"A maggior ragione, allora!", gli ho risposto. Che senso ha. Si sarebbe dovuto recitare in sardo, qualsiasi sardo, quello del posto in cui il film era ambientato, per poi sottotitolarlo in italiano e poi in inglese o spagnolo o qualsiasi altra lingua del mondo. M'ha detto che, comunque, gliel'hanno proposto e forse si farà, bene!
Noi sardi dobbiamo esporre la nostra identità senza vergognarcene e non creare prodotti taroccati.
L'unicità produce valore aggiunto che, in questo caso, il bel film delle "sette berrette e un calderone d'oro", invece, perde ...
Complimenti sinceri e auguri ai produttori e al giovane regista.