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Nurdole, i ritrovamenti

di Giorgio Valdès
In un post precedente si è parlato dello straordinario santuario di Nurdole, descritto ed illustrato dall’archeologa Maria Ausilia Fadda in un articolo pubblicato nell’edizione settembre-ottobre 2014 della rivista Archeologia Viva. Di seguito si ripropone un estratto della parte conclusiva dello stesso articolo, in cui si prosegue nella descrizione dei ritrovamenti:
I più facoltosi dei pellegrini che per centinaia di anni (dal XII-VII a.C.) frequentarono il nuraghe/tempio di Nurdole offrirono anche collane con enormi vaghi d’ambra del baltico” … Apporti culturali esterni si notano nelle figure dei “kouroi” rappresentati con un movimento degli arti inferiori, con la nudità e il portamento tipico della bronzistica orientale, in contrasto con la statica rigidità dei bronzetti nuragici. Fra i bronzi figurati offerti come “ex voto” sono ampiamente rappresentati gli animali, con prevalenza di tori e arieti (…), e poi cervi, scrofe, volpi, un gallo con grandi artigli (…) e un leone che guarda indietro (di gusto orientalizzante, frutto anch’esso dei commerci con l’Etruria). Altri contatti con culture extra insulari sono rappresentati da amuleti in “faience” e scarabei con il castone d’argento di tipo egizio introdotti in Sardegna dai mercanti levantini tra l’VIII e il VII sec- a.C. come anche uno “skypos” (coppa a due anse) protocorinzio, un “kernos” (sorta di ciotola con vasetti miniaturistici disposti sull’orlo) dalle superfici lucidate color rosso bruno e alcuni piccoli vasi in bronzo con orlo a fungo. Dai mercati di Levante (o da prestigiose botteghe di maestri levantini) proviene una brocca askoide con due beccucci versatoi di cui uno a forma di testa di toro (conservata in Svizzera nella collezione Ortiz), molto simile a un’altra proveniente dalla fonte sacra di Sa Sedda ‘e Sos Carros di Oliena. I contatti con i mercati etruschi sono ancora testimoniati dal ritrovamento di una brocca con orlo trilobato in bucchero e un vaso a vernice nera. Lo spazio intorno al nuraghe era delimitato da un muro di difesa, l’antemurale provvisto di un ingresso architravato. Da qui i pellegrini entravano, per poi seguire un percorso segnato da lance (sono state ritrovate ancora infisse in terra e in corrispondenza degli stipiti degli ingressi ai vari ambienti). Nello spazio fra l’antemurale e le torri nuragiche c’erano le capanne dei gestori del santuario, al cui interno sono state trovate olle a corpo globulare e numerose ciotole carenate con raffinati motivi decorativi; abbondano poi brocche piriformi e askoidi con superfici a ingobbio rosso e decorazioni geometriche e vari tipi elaborati di ciotole. La devozione dei frequentatori è attestata da diverse fiasche del pellegrino (le “borracce” usate per il viaggio e lasciate al santuario) dalle pareti convesse e decorate intorno alle anse da tacche a spina di pesce, identiche a quella recentemente trovata a Teti (Nu) nel santuario di Abini.”…” Grazie agli oggetti di bronzo (un materiale prezioso) offerti dai pellegrini, il santuario accumulava ricchezze. Così, intorno ad esso ruotavano diverse attività, tra cui la produzione e la raccolta di derrate alimentari, che entravano a far parte del “tesoro” e potevano essere distribuite alla comunità: doli per conservare grano, orzo, semi di veccia (“Vicia sativa”) erano stoccati negli spazi ricavati tra le rocce. Anche su un lato della vasca lustrale, sopra alcuni ripiani livellati con argilla, si sono rinvenuti resti di contenitori in legno e in corteccia di quercia da sughero (una specie arborea di cui esistevano in Sardegna boschi molto più estesi degli attuali). Questa gestione delle ricchezze attribuiva al santuario un ruolo fondamentale anche sotto il profilo socioeconomico e ripropone un sistema amministrativo collegato al mondo religioso secondo una tipologia ben nota per le civiltà orientali. La documentazione emersa dallo scavo del complesso nuragico di Nurdole ci presenta un monumento che non trova confronti in Sardegna. Tuttavia, le ripetute devastazioni di cui il sito è stato oggetto hanno costretto la Sovrintendenza per i Beni archeologici di Sassari e Nuoro a ricoprire l’area già scavata in attesa che si creino le condizioni per renderla visitabile”.
L’immagine, tratta dalla citata edizione della rivista “Archeologia Viva” in cui è pubblicato l’articolo, riporta la seguente didascalia: “Un bellissimo “askos” di bronzo con protome bovina e doppio versatoio facente parte della collezione Ortiz in Svizzera. E’ uno dei tanti reperti recuperati clandestinamente a Nurdole e venduti sul mercato internazionale.
 

 

 

 

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