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Ma la Sardegna crede davvero nel turismo?

di Roberto Copparoni

Foto di Franco Serreli - Asuni - Pranu Murdegu

L’avvio di un imminente corso di preparazione, per tutti coloro che intendono diventare Guida Turistica regionale, realizzato in collaborazione di NURNET, ci ha dato l’occasione per fare alcune considerazioni sul turismo in Sardegna.
Premesso che il progetto formativo e la gestione dello stesso sono dell’Associazione di Volontariato Amici di Sardegna, unica realtà di questo tipo che opera in Sardegna nell’ambito del Turismo sostenibile, formazione permanente, ambiente e cooperazione internazionale, segnalo che la validità dei nostri interventi formativi è stata riconosciuta in tante comunità della regione Bosa, Escalaplano, Sassari, Portotorres, Oristano, Cagliari, Pula, Gonnesa, Genoni, Isili, Capoterra, Olbia, Nuoro, Carbonia, Elmas, Assemini.
Infatti da circa 30 anni lavoriamo in tutta la Sardegna diffondendo il principio che è necessario conoscere la propria cultura il proprio territorio per essere prima di tutto cittadini sardi, consapevoli e poi dopo anche operatori turistici, culturali e ambientali.
Per questo non promuoviamo l’esaltazione di singoli territori a discapito di altri, come succede nello stand della Sardegna alla BIT di Milano, ma sviluppiamo consapevolezza delle enormi risorse che il nostro territorio esprime e solo dopo approfondiamo le specificità dei singoli territori.
Per tanti anni - e ancora oggi- il turismo in Sardegna è stato uno strumento in mano di tanti che hanno cercato di consolidare rendite di posizione, campanilistiche e clientelari. Essi hanno fatto calare dall’alto dei modelli che non ci appartengono e che spesso perfino ledono la nostra identità. Ne sono prova gli interventi normativi che mai hanno sviluppato e radicato delle vere “Politiche turistiche regionali” e che , al contrario, hanno fatto proliferare cento, mille iniziative localistiche tutte pronte a combattersi vicendevolmente senza mai cogliere un comune e condiviso obiettivo.
Noi non pensiamo questo, anzi, riteniamo che tutto il settore si debba affrancare proprio da queste logiche.
E per favorire questo percorso di conoscenza cerchiamo di capillarizzare il nostro messaggio in tutta la Sardegna nella ferma convinzione che tutti i 377 comuni della Sardegna possiedono risorse idonee e sufficienti per promuovere crescita sociale, occupazione e sviluppo sostenibile, all’interno di una sola vera e grande identità: La Sardegna.
Vi chiederete quali sono queste risorse?
Semplice: Siti archeologici, monumentali, architettonici, paesaggistici, naturalistici e ambientali legati agli endemismi, ai percorsi enogastronomici, riferiti alle tradizioni sacre e pagane, antichi mestieri, saperi e sapori, musica, strumenti e riti ancestrali.
Tutte queste sono delle vere risorse. Esse però sono realmente conosciute e promosse all’1% del loro potenziale. In compenso investiamo nel contingente che, specie in Sardegna, è sempre e comunque presente fatto di dissesti idrogeologici, inquinamenti, cementificazioni selvagge, massicce antropizzazioni .
Nessuno parla di riconversione e di recupero e di sovranità energetica. La Sardegna può ancora diventare un grande museo a cielo aperto. Lavoriamo per questo e sosteniamo gli Amici di Sardegna.
Con affetto
Roberto Copparoni

 

 

 

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