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Centu concas, centu berritas

di Giorgio Valdès
Oggi, 18 marzo 2015, l’Unione Sarda ha dato grande risalto al rinvenimento delle statue di Monte ‘e Prama ma anche alle testimonianze dell’intera nostra antichissima civiltà, domandandosi se la storia può diventare risorsa turistica. L’articolo di Manuela Arca, titolato “Giganti, tra mito e nuovo turismo” riporta diversi commenti ivi compresi quelli di illustri archeologi che sembrano volere concordare su questa linea, pur con alcuni distinguo. Sta di fatto che proprio i “giganti” sembrano essere, ritengo a ragione, quell’elemento teoricamente in grado da svolgere il ruolo di stimolo mediatico per una domanda turistica che purtroppo, nella nostra isola registra numeri assolutamente insoddisfacenti. Nell’ottobre del 2014 su questo argomento avevamo pubblicato alcune riflessioni (l’articolo è “linkabile” a margine di questo post*) che pur nella loro stringatezza sintetizzavano sufficientemente i concetti espressi oggi sulle pagine dell’Unione Sarda.
E’ comunque evidente che se i ritrovamenti di Monte ‘e Prama potrebbero costituire uno dei più importanti attrattori di un’offerta turistica integrata che ha la sua migliore cornice nelle unicità espresse nel pre nuragico e nuragico, solleva non poche perplessità l’interminabile percorso che ha portato alla loro valorizzazione e promozione.
Cosa sia avvenuto esattamente dal 1974 in poi non è molto comprensibile, viste il numero di dichiarazioni discordanti che hanno accompagnato l’argomento. Qui di seguito ci limiteremo a riproporre alcuni brani di un articolo di Giangavino Sulas apparso sul settimanale “Oggi”, di cui non ricordo la data di pubblicazione (probabilmente tra il 2005 e il 2006), che comunque aveva fatto seguito ad un’intervista di simile contenuto, rilasciata il 21 giugno 2005 al quotidiano “Il Sardegna” dall’archeologo Francesco Nicosia. Questo si legge su “Oggi”:
“ E’ la scoperta archeologica più importante e preziosa del Novecento nell’intero bacino del Mediterraneo”. Francesco Nicosia, l’uomo che era a Reggio Calabria quando il mare Ionio restituì i Bronzi di Riace e che ne diresse il restauro, oggi Soprintendente ai Beni culturali della provincia di Sassari, non ha dubbi. E aggiunge: “E’ una scoperta che costringerà storici, studiosi ed esperti a rivedere le proprie convinzioni. Dovranno riscrivere un periodo storico, compreso tra il IX e il VII secolo avanti Cristo. Non solo in Sardegna, ma in tutta l’area che si affaccia sul Mediterraneo”. Questa straordinaria scoperta archeologica è rimasta per quasi trent’anni “sepolta” negli scantinati del Museo nazionale di Cagliari. L’esercito dei guerrieri (…omissis) era rimasto chiuso nei magazzini del museo cagliaritano. Pochi ne conoscevano la storia e l’esistenza. Fino a quando la Soprintendenza lo ha fatto trasferire all’istituto di restauro di Sassari. Sembra proprio una tipica storia all’italiana nella quale burocrazia, invidia, incuria, lotte di potere prevalgono sulla valorizzazione degli inestimabili tesori che abbiamo ereditato da millenni di storia e civiltà.
“Questa non è la verità”, rivela a Oggi Vincenzo Santoni, da 20 anni soprintendente a Cagliari, “tutti sapevano di questa scoperta, e tutti conoscevano l’esistenza e l’enorme importanza di queste statue. Non sono mai state nascoste. Ci sono diverse pubblicazioni che lo testimoniano. I guerrieri di Monti Prama sono sempre stati nel cuore e nel cervello degli archeologi. Certo, forse il grande pubblico è rimasto all’oscuro. Non hanno avuto la pubblicità dei Bronzi di Riace, ma il problema è un altro”, aggiunge Santoni, “Cagliari non dispone di un istituto di restauro. Nella nostra sede quindi questo lavoro non si poteva portare a termine. E non lo si è potuto fare anche perché, per trent’anni, non ci sono state le risorse per restaurare e riportare all’antico splendore questi guerrieri. Ecco la verità. E voglio aggiungere anche che diversi importanti frammenti sono esposti al pubblico nel nostro museo. Quindi non c’è un archeo-giallo, non ci sono enigmi e misteri: Forse si vuole delegittimare questo ufficio perché il problema è un altro: Ed è molto fastidioso per alcuni storici illustri: dovranno rivedere le loro convinzioni, dovranno riscrivere la storia dell’età nuragica. Perché lo studio e l’analisi, quando saranno completati, di queste gigantesche statue ci costringeranno a spostare le lancette del tempo all’indietro di alcuni secoli. Certi studiosi sostengono che sono del IX-VIII secolo a.C. Io sono convinto, che la bronzistica figurata e le statue di questi guerrieri risalgono al X-XI secolo. La civiltà nuragica, che non conosceva la scrittura ma ci ha lasciato solo segni grafici, che non adorava alcun dio ma celebrava riti collegati al culto della madre-terra e dell’acqua (lo confermano i templi a pozzo), deve essere rivisitata e riscritta”. Ma alla gente queste “guerre” tra studiosi non interessano. Conta solo la realtà di un evento archeologico eccezionale. Da offrire al mondo intero (…omissis). Giovanni Lilliu datò quelle statue tra il IX e l’VIII secolo a.C., mentre l’archeologo Carlo Tronchetti le sposta più verso di noi: VIII-VII secolo a.C. Di parere opposto, come abbiamo visto, il soprintendente di Cagliari, Vincenzo Santoni, che parla del X-XI secolo a.C. (…omissis). “Eroi ignoti solo perché a loro è mancato un Omero che ne cantasse le gesta”, come li definisce, con una certa enfasi, il professor Nicosia, “un esercito di pietra si ergeva fra cielo e mare per difendere un’area sacra costiera dalle invasioni dei popoli stranieri”. Statue gigantesche, alte più di due metri, con busti che hanno proporzioni di colossi, braccia enormi, piedi lunghi 50-52 centimetri, capelli a treccia come i Celti o certe popolazioni germaniche, occhi come dischi solari e sul capo corna puntate verso il nemico.
“Erano già degli attori 3.000 anni fa”, sottolinea Vincenzo Santoni, “è evidente che l’aspetto di questi guerrieri doveva terrorizzare il nemico prima ancora che cominciasse la battaglia. Certo, quelli con il naso enorme e la bocca ridotta a una stretta fessura incutono paura. Ma al di là di queste sensazioni ci dicono soprattutto che prima dell’arrivo dei Fenici la civiltà nuragica aveva raggiunto livelli che ritroviamo in molte altre aree del Mediterraneo ben più famose. Fra due anni, quando sarà completato il restauro, molti dei misteri che avvolgono questo esercito di pietra sono destinati a cadere. Chi li ha costruiti? A quale scopo? Contro chi scagliavano le loro frecce?”.
*http://www.nurnet.it/it/1310/Svegliati_Sardegna.html
 

 

 

 

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