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Bronzetti, un mondo in miniatura

di Giorgio Valdès
“Se nella statuaria in pietra si esprime, nella misura e nel tono conformi, il punto più alto, quasi transumano, della rappresentazione sociale, le cinquecento e passa figurine di bronzo descrivono la società totalmente, e vorrei dire, oggettivamente se non vi fosse l’ispirazione artistica a sottrarle dal verismo. Ruoli, funzioni, professioni di ceti e di classi differenziate, e forse anche separate in caste, risaltano alla prima lettura, tanto è diretto il discorso estetico. Le singole raffigurazioni hanno riferimento e valore in un tutto ambientale. Gli atti e i gesti si mescolano ai sentimenti, le pratiche vivono insieme alle opzioni. Attributi, indumenti, armi e ogni altro elemento visibile esternano e qualificano un piccolo mondo variegato, sofferto e vivo pur attraverso lo stile che ama estrarre e cifrare i reali contenuti…”.
Questo brano è compreso nel capitolo del libro di Giovanni Lilliu “Sardegna Nuragica”, dedicato ai “bronzetti” (ed.2006). Il “Mondo in miniatura dei bronzetti votivi” è descritto in un articolo a firma di Anna Depalmas, archeologa e docente di protostoria presso l’Università di Sassari, pubblicato sui “Quaderni di Darwin” sempre nell’anno 2006, dal quale si si traggono alcuni passi:
“Uno dei tratti più significativi delle manifestazioni artigianali e artistiche della civiltà nuragica è, senza dubbio, costituito dai bronzetti, miniature di persone, animali, edifici, e oggetti d’uso quotidiano. La loro produzione si colloca in parallelo a quella altrettanto ricca di armi, utensili, oggetti d’uso comune (brocche, recipienti, specchi), ed elementi decorativi quali braccialetti, spilloni re bottoni.”…”La produzione dei bronzetti testimonia una grande maestria nella tecnica della cera persa che consiste nella realizzazione di un oggetto in cera che viene avvolto da una guaina di argilla, che costituisce un guscio o matrice. L’insieme viene quindi sottoposto all’azione del calore finché la cera, resa liquida, defluisce grazie a dei piccoli canali predisposti nell’argilla e funzionali anche all’eliminazione dell’aria e dei gas, nonché al troppo pieno del metallo fuso. Dopo la colata del metallo fuso e il raffreddamento, sarà sufficiente rompere la matrice per recuperare l’oggetto ultimato, che riproduce fedelmente il modello di cera iniziale.”…” Se i guerrieri costituiscono la maggior parte delle raffigurazioni umane, numerosi soggetti, comprese le figure femminili, sono rappresentati senza attributi militari e sembrano corrispondere a differenti mestieri o stati sociali.”…”Gli animali non sono trascurati e sono note numerose riproduzioni di specie domestiche, come bovini, ovini, maiali, cani, o selvatici quali cinghiali, cervidi, mufloni e volpi. Anche alcuni oggetti della vita quotidiana sono riprodotti in miniatura; si tratta di pugnali, anfore, cestini con coperchio, sgabelli, contenitori rettangolari, lampade, fiaccole e carri. Tra i soggetti raffigurati rivestono grande interesse le rappresentazioni miniaturistiche dei nuraghi e delle imbarcazioni.”…” La datazione dei bronzetti è stata ed è oggetto di grande dibattito, in particolare perché gran parte delle scoperte risalgono ai primordi della ricerca archeologica, molte provengono da collezioni private (*), quindi senza alcun dato di origine, o da contesti difficilmente databili. Infatti le indicazioni cronologiche più sicure provengono dalla penisola italiana dove alcuni bronzetti sardi, presenti come materiale d’importazione, sono stati scoperti all’interno di tombe. Si tratta di tombe villanoviane, come quelle di Cavalupo di Vulci (VT) (inizio IX sec. a.C.) o della necropoli di Pontecagnano (SA), datate dalla seconda metà del IX sec. a.C., o ancora di tombe etrusche come quella del Duce o del circolo delle tre navicelle a Vetulonia (GR), inquadrabili tra la metà dell’VIII secolo e l’inizio del VII sec. a.C. Tuttavia, se queste datazioni più tarde possono indicare l’epoca nella quale le popolazioni continentali hanno importato questo tipo di oggetti, certamente i ritrovamenti della prima età del Ferro (IX sec.a.C.) corrispondono ancora al loro periodo di produzione, che verosimilmente origina nel periodo del Bronzo finale (XII-XI sec. a.C.) nell’ambito delle espressioni artigianali e artistiche che caratterizzano e rappresentano l’aspetto culturale nuragico”.
*a proposito di collezioni private: https://www.facebook.com/pages/SIschisorgiu-Furau-Larte-Dei-Sardi-Catalogo-Arte-Prenuragica-e-Nuragica/563341543749416?fref=ts
Nell’immagine ripresa dalla citata rivista “Quaderni di Darwin” sono ritratti i bronzetti rappresentativi di guerrieri con stocco rinvenuti nel Santuario di Abini (Teti).
 

 

 

 

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