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I Templi Nuragici dell'Acqua - Maud Webster - Uppsala Universitet. 1°

di Antonello Gregorini

L'obiettivo della pubblicazione riguardante i "templi dell'acqua della Sardegna - Identificazione, inventario e interpretazione" del Department of Archaeology and Ancient History - Maud Webster - Uppsala Universitet è appunto quello di sopperire alla carenza di uno studio specifico sull'argomento.

Questo sottostante brano, da me tradotto,  spiega quale fosse lo stato delle conoscenze a oggi.

""" Sebbene l'acqua sia un elemento comune di riti nell'intero mondo, i templi dell'acqua della Sardegna rappresentano un fenomeno unico, non precedentemente identificabile nell'isola né comparabile a nessun altro luogo del Mediterraneo...

... Di tutti gli antichi pozzi e fonti esistenti in Sardegna, alcuni non possono essere studiati, alcuni possono ma non sono stati studiati, alcuni sono stati studiati, ma non pubblicati, e alcuni altri sono stati studiati e pubblicati, sia di per sé o come parti di altre inchieste o indagini.

Il primo di questi siti individuato e studiato  in tempi moderni è stato  Abini nel 1865 (Teti) che diventò rapidamente famoso non per i resti in rovina ma per la ricchezza dei depositi di manufatti bronzei, tra i quali centinaia di spade e statuette note come bronzetti. Diversi altri pozzi e fonti sono stati trovati e scavati nei primi anni del ventesimo secolo grazie agli sforzi pionieristici di Antonio Taramelli, che ha anche riprodotto in grafici  molti di questi edifici.

Anche se parzialmente assente in Abini, la combinazione di un vestibolo lastricato, una scala e un camera-acqua coperta, osservati dal Taramelli nei santuari di Santa Vittoria-Serri  e Sant'Anastasia-Sardara,  portò a considerare l'esistenza di rituali dell'acqua , anche se alcuni monumenti differiscono da questo schema sotto diversi aspetti.

Nel 1958, Giovanni Lilliu elencò  31 monumenti che chiamò pozzi sacri, illustrati da una mappa, a cui ne aggiunse altri due nel 1963. Da allora, alcune di queste strutture sono state  scoperte mentre sono state prodotte nuove pubblicazioni. Nel 1999, Ercole Contu elencò  40 pozzi sacri e 36 fonti sacre senza, tuttavia, specificarne ubicazione e nome. Nel 2005, GM Meloni pubblicò un elenco di 136 chiamati monumenti denominati "pozzi-templi e fonti sacre", ma includendovi costruzioni simili a contenitori alimentari, cisterne e rotonde simili ai pozzi, qualcuno di essi di costruzione Punica o Romana.

Nel 2006  Lilliu incrementò la sua precedente descrizione per un totale di circa 50 costruzioni e nel 2013, MA Fadda elencò 60 pozzi sacri 59 fonti sacre, senza specificazioni ulteriori. La ragione principale di questa variazione è, ancora una volta, che nessuna definizione esplicita di criteri per una costituzione metodica di un approccio globale, ma al tempo stesso discriminante riguardo i templi del culto delle acque è stata specificata."""

In questo senso, come già rilevato in precedenti articoli, potrebbe affermarsi che vi sia carenza anche di uno studio completo che "identifichi, inventari e interpreti" l'intero patrimonio edilizio della civiltà nuragica, di cui ancora oggi manca una definitiva numerazione per classi.