down-arrow   I Monumenti adottati  



NEWSLETTER
Tieniti aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

> Leggi informativa sulla privacy




I Templi Nuragici dell'Acqua - Maud Webster - Uppsala Universitet. 2°

(Precedenti studi nel contesto Mediterraneo)

La parte qui tradotta dello studio dell'Università di Uppsala mostra come le discussioni attorno alla datazione, la provenienza e le influenze orientali, nella costruzioni dei manufatti di pregio della Civiltà Nuragica, venissero sviluppate già dal secolo scorso, analogamente a come vanno sviluppandosi ai nostri giorni per le statue dei Giganti di Mont'e Prama.

Nell'evoluzione finale di quei dibattiti, in parte ancora in corso, vediamo un buon auspicio per quelli attuali, a favore di un riconoscimento della capacità culturali delle popolazioni nuragiche.

Antonello Gregorini

"""... Qualche edificio fu, comunque, sempre interpretato come tempio dell'acqua (primi decenni del secolo scorso. NdT).  Fra questi, alcuni sono realizzati con conci di forma poliedrica/poligonale e rientrano nei familiari metodi di costruzione degli edifici nuragici (come Funtana Coberta-Ballao, vedi figura). Ma altri pozzi e fonti sono realizzati con conci isodomi, e alcuni di questi sono straordinariamente rifiniti e abbastanza  fuori norma rispetto al panorama nuragico – essi suscitarono molti dibattiti nei primi anni delle scoperte: non solo perché i pozzi e le fonti rappresentavano un fenomeno precedentemente sconosciuto ma anche perché qualcuno di essi presentava delle architetture apparentemente incompatibili -.   Questo problema diventò centro di discussione in rapporto alle origini, cosicché i primi studiosi li attribuirono ai punici o a realizzazioni italiane medievali (Zucca 1988).  Queste idee furono superate quando le cronologie divennero meglio definite.

Ma ancora oggi viene spesso indicato (ma ancora ben poco conosciuto) il pozzo isodomico di Santa Cristina in Paulilatino, come una costruzione che suscita l'impressione di non essere sarda (nuragica) – o che sia troppo sarda: infatti replica la forma della tholos che è caratteristica dell'esperienza nuragica e riprodotta in migliaia di nuraghi, ma è realizzata in questo caso con una tecnica sconosciuta in essi.

Queste analogie si riscontrano anche al Predio Canopoli e in qualche altro pozzo con particolarità costruttive e ambizioni di perfetta costruzione simmetrica, sconosciuta nella tradizione nuragica.

Oggi queste straordinarie, allora evidenti, diffidenze,  sono riscontrabili nelle perplessità di archeologi come Lilliu e, prima di lui, del Taramelli, che nel 1924 commentò così la scoperta al Predio Canopoli:

                "L'intera costruzione ... è sorprendente per il suo incomparabile mistero e per la maestria (costruttiva): la precisione e l'armonia di linee, l'accuratezza del taglio dei singoli blocchi, la perfezione delle connessioni fra i conci, la regolarità dei diversi livelli e la protrusione di ognuno di essi porta a credere in una insuperabile abilità tecnica ... prima di allora mai vista in nessuna altra costruzione, antica o moderna.(Taramelli 1924)."

Nessuna costruzione simile poteva essere indicata come tipica architettura nuragica, in quanto essa sembrava naturalmente originaria dell'esterno all'isola. Davanti alla monumentale fonte di Su Tempiusu, nel Nord-Est della Sardegna, Lilliu avrebbe pensato a "greca isodomica, di influenze semitiche e di impulsi etruschi" dopo un ampliamento del suo ambito a "derivazioni da architetture greche o etrusche-italiche, o greche-puniche Siciliane".  Per Taramelli, il pozzo isodomico di Santa Vittoria fu il risultato di "insegnamenti provenienti da oltremare" -  Greci, Fenici o Cananei."

La scoperta di un'ascia votiva doppia di apparente ispirazione cretese vicino al pozzo di Santa Vittoria incrementò l'ispirazione straniera. 

Ma la linea generale di pensiero - che guardava a est per le origini - veniva da una abitudine accademica del tempo, di comparare le impressioni estetiche e di leggere gli antichi testi come suggeritori di origini Egee delle tholoi sarde.  Fu importante, comunque, sia per Taramelli sia per Lilliu sostenere che l'essenza del fenomeno fu profondamente sarda: essa fu solo implementata, come fu, da un "afflato greco".   """"