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I Templi Nuragici dell'Acqua - Maud Webster - Uppsala Universitet. 3°

Nell'immagine la sezione del Pozzo di Garlo

(Precedenti studi nel contesto Mediterraneo)

... Ancora nel Bronzo Finale, comunque, più intensi e prolungati contatti con Cipro sono attestati dalla circolazione in Sardegna di numerosi lingotti oxhide, principalmente di rame cipriota,  qualche utensile cipriota e qualche materiale nuragico ritrovato in Cipro. L'estensione e la natura delle interazioni non sono chiare: gli archeologi Sardi tendono a dare importanza a queste evidenze mentre altre scuole sono ben più caute. Comunque, gli scambi  con i ciprioti sono testimoniati dall'introduzione del metodo di fusione a cera persa. Forse lo stile delle murature lapidee fu parte di questi trasferimenti di conoscenze: mentre non sviluppò pienamente in Sardegna a quel tempo, la tecnica di muratura in conci isodomici che invece era già conosciuta a Cipro. In ogni caso, Le influenze orientali furono significative e osservabili a Cipro dal 12 secolo BC  in su, così i porti dell'isola diventarono luoghi di passaggio per le rotte verso l'Ovest e lo restarono per secoli.

In continuum, nella prima Era del Ferro, la Sardegna entrò pienamente nelle rotte mercantili fenice  dal levante e/o da Cipro (e forse Creta) verso l'Iberia, ai tempi delle convergenze con "Euboean" mercanti. Questi movimenti sono attestate in diversi siti sardi, per esempio nel nono secolo BC nel sito nuragico-fenicio nel villaggio nuragico di Sant'Imbenia nel Nord-Ovest delle coste sarde, e da materiali ciprioti, fenici, greci (importati e imitati) qui e in altri siti della Sardegna. Analogamente, degli oggetti nuragici di questo periodo sono stati scavati in contesti fenici dell'Iberia. E' significativo che circa 15 dei bronzetti trovati in Sardegna, diversi di questi all'interno di pozzi, siano di produzione fenicia (Bernardini), ed evidenti influenze fenice siano evidenti in parti del repertorio delle statuette nuragiche. Da ciò è stato anche desunto  che parti del considerevole pozzo di Santa Cristina possono essere state influenzate, e che l'apparente "buco della serratura" visibile nella sua pianta possa essere relazionato al simbolo della dea Tanit.

Delle connessioni furono anche individuate fra le Civiltà Villanoviana ed Etrusca. Contatti tramite il Mar Tirreno sono evidenziati da numerosi bronzetti nuragici provenienti dai principali siti (notevoli le navicelle nuragiche), e da caratteristiche ceramiche nuragiche. Gli stessi tipi di brocca ascoide, una tipica brocca nuragica di forma obliqua, è stata rinvenuta in Vetulonia e Populonia- e a Khaniale Tekké in Creta, dove potrebbe essere arrivata attraverso la mediazione commerciale fenicia (Ferrarese Cerutti). Viceversa qualche oggetto villanoviano ed etrusco è stato rinvenuto in Sardegna. Questo ha inoltre portato a credere che l'uso di dei conci a forma di L di qualche fonte o cisterna della Sardegna possano compararsi con delle realizzazioni villanoviane, e analogie fra le tholoi nuragiche e quelle etrusche sono facilmente osservabili...

Curiosamente, le isole vicine alla Sardegna non hanno offerto sinora delle evidenze di fenomeni analoghi ai templi dell'acqua sardi. Qualche deposito rituale a in fonti di acqua dolce sono attestate in Sicilia dal Bronzo Finale in su, ma senza realizzazioni architettoniche intorno (con rare eccezioni nella prima Età Storica). ... 

La nozione di fonte o di porta di accesso a una dimensione sopranaturale è, comunque, evidente in molte prime costruzioni hittite. Nella capitale Hattusa esiste una delle due note costruzioni analoghe al di fuori dalla Sardegna che possano essere comparabili ai templi dell'acqua. Questa è una fonte con un bacile squadrato e una facciata rettilinea con un architrave aperto e una scala discendente, databile a un periodo non definito dell'Era del Bronzo. Gli altri edifici comparabili sono siti in Garlo (Bulgaria), che con buona, ma non certa, probabilità appartengono al Bronzo Finale e mostrano chiari analogie con qualche pozzo poliedrico in Sardegna. Pochi sono però i paralleli che possono essere sviluppati a causa delle considerevole distanza e di maggiori incertezze sulla datazione.

Oggi, più scuole considerano i templi dell'acqua nuragici come indigeni, espressione di un culto nato sull'isola. ...

 

traduzione di Antonello Gregorini