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Una spiritualitŕ ultra millenaria.


Se è vero che la civiltà nuragica smise di esistere ipso facto quando cessò di costruire definitivamente i suoi edifici tipici (in ordine cronologico di dismissione porrei le Tombe dei Giganti, il Nuraghe, il Pozzo Sacro) sembra attestato che la sua spiritualità non cambiò di molto, ed è proprio in questa linea di continuità che si inserisce la longevità della civiltà nuragica, anche se non si tratterà più di un popolo unito come prima.

Certo, non possiamo sperare che le ormai romanizzate Karales o Turris Libisonis fossero ancora dedite al culto neolitico della Dea madre, ma nelle montagne, dalle Giare fino alle Barbagie, il popolo sardo era ancora culturalmente coeso e perseverava nella celebrazione dei suoi riti ancestrali. I ritrovamenti archeologici nel santuario di Serri (nella foto area), provenienti dal tempio a pozzo, di due protomi taurine in calcaree, non lasciano dubbi che si celebrasse il culto del Dio Toro, estremo riflesso della religione neolitica della Dea.

Questi riti, così come ce li raccontarono alcuni storici (Petazzoni, Taramelli, Milani) duravano alcuni giorni. In quelle giornate di trance cognitivo, nel quale gli officianti si calavano totalmente nei loro sacri rituali, i soldati romani spesso approfittavano dell'occasione per attaccare i sardi disarmati e ucciderli senza pietà. Tutto questo è molto triste ma ci dà la prova che i sardi dell'interno, ancora  e nonostante  i rischi e i pericoli a cui andavano incontro, continuarono ancora per diversi secoli dall'inizio dell'occupazione romana (La Sardegna era stata annessa nel 238 a.C)  a  praticare i loro antichi culti negli stessi luoghi dei loro antenati: i Santuari Nuragici. I suddetti pericoli sono stati confermati in occasione degli scavi del sito, nei quali si confermò che il santuario di Serri ( vedi foto aerea)subì una violenta distruzione proprio nei suoi elementi d'arredo cultuali più antichi, probabilmente proprio per mano romana.

Scrive Raimondo Zucca: “In particolare ricordiamo le stragi di Sardi della montagna operate dai Romani tra il i 77 ed il 173 a.C. o ancora, le ampie operazioni militari del 115- 111 a.C., concluse con il trionfo di M. Cecilie Metello sulla Sardegna.
La piccola Giara di Serri fu forse allora occupata stabilmente da un modesto distaccamento di truppe, cui dovremmo attribuire la necropoli con tombe a cassone individuata nel settore sud-occidentale dell’altopiano. L’occupazione militare fu probabilmente mantenuta (o ristabilita) in età bizantina quando venne eretto un primitivo edificio chiesastico in onore di S. Maria della Vittoria."

 

(Mlqrt R)




 

 

 

 

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