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Le piazze dell'identitŕ

di Giorgio Valdès

Condivido assolutamente le considerazioni che Antonello Gregorini ha appena proposto nel suo post: “Sardi, avari di memoria”. Ritengo anzi che ogni Comune della Sardegna che nutra rispetto e affezione per l’originalità dei valori identitari ereditati dalla sua antichissima e gloriosa civiltà, non solo dovrebbe intitolare una piazza o uno spazio significativo, grande o piccolo che esso sia, alla civiltà nuragica, ma anche posizionare in tale spazio una riproduzione di una o più tra le migliori testimonianze materiali di quel periodo storico, ritrovate nel proprio territorio (gli arcieri di Senorbì e di S.Antioco, il Sardus Pater di Genoni, la madre dell’ucciso di Urzulei, i guerrieri di Santadi e di Padria, le statue stele di Laconi….). In alcuni casi, quando ad esempio gli elementi di maggior spicco risalgono al pre nuragico, il piazzale prescelto potrebbe essere denominato “piazza della civiltà della pietra” ed essere identificato, ad esempio, dalle riproduzioni delle dee madri steatopigie di Cabras, Mara, S.Giusta, Perfugas e Meana Sardo….. o di quelle cicladiche di Selargius, Sassari (Porto Ferro), Alghero e Seulo…., dalla riproduzione statuaria di un guerriero di Monte Prama o dai simboli del rovesciato incisi sulla pietra nel caso di paesi come Oniferi, Anela e Cheremule. Credo che in questa maniera si riuscirebbe a costruire un sistema di elementi identitari di matrice comune, tra loro connessi e in grado di risvegliare e stimolare, nella popolazione sarda, un diffuso sentimento di coesione ed appartenenza.

 

 

 

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